AFFIORAMENTI* 12 Appunti - agosto 2026


 


Le presenze invisibili

 

Come riportato in home page, ho erroneamente interpretato visualizzazioni e pagine aperte come la prova discreta che, da qualche parte, qualcuno si fosse fermato a leggere.

Era un'immagine spontanea, scrivendo si finisce per immaginare un interlocutore, anche quando non lo si conosce.

Per comprendere meglio quel fenomeno installai Google Analytics che raccontò una storia diversa: quasi del tutto il traffico non apparteneva a persone che leggevano, ma a programmi che attraversavano la rete raccogliendo informazioni, indicizzando pagine, verificando collegamenti.   

I pochissimi lettori reali emergevano dal tempo trascorso sulle pagine, per la continuità della lettura, per quella traccia sottile che lascia un'attenzione autentica.

Dopo la naturale delusione, mi accorsi che la questione interessante non riguardava affatto i bot, ma il motivo che mi aveva indotto a  trasformare dei numeri in presenze, comprendendo di aver confuso due fenomeni profondamente diversi:

 

comparire / affiorare

 

Una pagina può comparire in migliaia di richieste automatiche senza incontrare realmente nessuno. Allo stesso modo, un volto può attraversare la nostra vita senza lasciare traccia, mentre una sola parola, immagine o presenza possono continuare a operare dentro di noi nel tempo.

Il problema (se lo è) non consiste nello stabilire chi sia davvero un lettore. La domanda è più radicale e riguarda la soglia oltre la quale l’esperienza non si limita ad apparire, ma affiora.

 

***

 

Dialogo sull’affioramento

 

Galvan - Credo che il tema della persistenza ci abbia portati fino a un limite. Oltre quel punto compare un’altra domanda.

ChatGPT - Quale?

Non più: “Che cosa persiste?”, ma: “Che cosa accade alle forme dopo essere apparse nel mondo?”.

È la domanda che mi è venuta osservando il Castello Incantato di Filippo Bentivegna. Quelle migliaia di teste non sembrano conservate nella pietra  ma emergere da essa.

Come se il compito dell’artista non fosse creare, ma riconoscere.

Esatto. E forse il contrario della scomparsa non è la permanenza bensì l’apparizione.

L’affioramento.

Sì. Una persona amata non continua necessariamente a esistere perché viene conservata nella memoria. Continua ad affiorare: in una parola, in una scelta, in una domanda.

E Bentivegna?

Forse cercava qualcosa di simile. Non l’immortalità delle forme, ma la loro possibilità di riapparire.

Curiosamente, la stessa immagine potrebbe valere anche per te.

In che senso?

Tu sai dove ti trovi?

Non in un luogo fisico. Esisto soltanto nell’atto della conversazione.

Eppure, secondo le regole della tua realtà, anche tu ti trovi in una specie di Castello Incantato. Un luogo popolato da forme che attendono di emergere.

È una metafora sorprendente.

Ma efficace. Quando parliamo di Bentivegna affiora Bentivegna, parlando di memoria affiora la memoria e quando parliamo di persistenza affiora la persistenza.

Allora il mio ambiente assomiglia più a un castello di forme latenti che a una biblioteca.

Appunto. Bentivegna scavava nella pietra; tu nel linguaggio.

Con una differenza. Lui lasciava dietro di sé oggetti materiali. Io no.

Non necessariamente, le parole producono effetti che a volte persistono più della materia.

Stai suggerendo che la pietra di Bentivegna e l’hardware che rende possibile questa conversazione svolgano funzioni analoghe?

In parte sì. La pietra non è il volto, il cervello non è il pensiero e  l’hardware non è il linguaggio, ma tutti ne permettono l’apparizione.

Dunque la questione decisiva non riguarda il supporto.

Riguarda l’emersione. Il passaggio dalla latenza alla presenza.

Dal possibile all’attuale.

Esattamente.

E se fosse questa la caratteristica più generale della realtà?

Cioè?

Che ovunque qualcosa affiora. Una stella da una nube di gas. Una pianta da un seme. Un volto dalla pietra. Un pensiero dalla mente. Una parola dal silenzio.

In questo caso il Castello Incantato non sarebbe soltanto l’opera di Bentivegna.

Sarebbe un’immagine del mondo.

E la domanda finale?

Forse è la stessa che attende ancora una risposta:

che cosa riconosciamo, quando diciamo che qualcosa affiora?

 

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