**Caffè con panna - l'unione del cielo e della terra - 16 di 80 capitoli, i restanti a richiesta.

 1 - Prologo




      
Una persona uscendo da un caffè cade, batte la testa e muore.
Aveva consumato, dopo tanti anni, un caffè con panna. 


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2 - L'evento

              


- Buongiorno, desidera?

- Caffè lungo e croissant… e se permette vorrei farle qualche domanda,  grazie.

- Va bene, non ho niente da fare adesso, chieda pure.

- Riguarda un fatto accaduto qui l’anno scorso, un uomo dopo aver consumato un caffè, uscendo è caduto…

- Purtroppo ha sbattuto la testa e non c’è stato niente da fare, lo ricordo bene quel brutto giorno… lo conosceva?

- Già, brutto giorno ... no, ma ho conosciuto il medico che ha stilato il certificato di morte, mi ha detto che quell’uomo in un certo senso è morto due volte…

- Cioè?

- Franco, il suo nome, era allergico alla panna ed è caduto a causa del grave shock anafilattico in atto, non fosse morto per il danno cerebrale della botta lo sarebbe stato per quello, il medico ha detto che non si è potuta individuare con certezza la prevalenza di uno dei due eventi.

- Accidenti! Non lo sapevo… immagino che Franco sapesse della sua allergia, ma sediamoci a quel tavolino.

- Non speravo d’avere notizie, quindi...

- Beh, Franco è venuto qui una ventina di volte in tutto, all’inizio ogni tanto e verso la fine tutti i giorni. Quando un cliente s’affeziona non lo si scorda più, almeno per me. 
Ma solo l’ultima volta ha consumato un caffè a cui ha fatto aggiungere la panna, mentre di solito prendeva del thè o succhi di frutta. In qualche occasione ci ho  parlato tra un ordine e l’altro… era una persona particolare che aveva girato il mondo e studiato molto, ma prima di ritornare a quel giorno, può dirmi il motivo del suo interesse?

- Più di un motivo, quello principale è che la mia compagna è stata per diversi anni la moglie di Franco quando erano giovani. 
Pur se ne sono trascorsi una ventina da allora, ne aveva conservato un buon ricordo e sapere della sua morte, in quelle circostanze, l’ha scioccata… proprio durante il loro rapporto sopravvenne l’intolleranza al lattosio presente nella panna.

- Che coincidenze… ma abbiamo bisogno di più tempo, devo tornare al lavoro, vuole che ci vediamo nel mio giorno di riposo, venerdì?

- Oh, mi scusi… sì va bene, dove?

- Beh, Franco amava il mare, che ne dice di una passeggiata mattutina, signor…

- Gianni, sì, buona idea.

- Andrea, per tutti il barista, allora a venerdì.


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           3 - Franco





- Buongiorno Andrea, una bella mattina oggi, soleggiata e con un leggero vento secco, l’ideale per passeggiare, grazie ancora.

A -  Grazie a lei… a te se permetti, pur avendolo frequentato solo per poco Franco mi ha lasciato un segno e credimi il tuo interesse non è maggiore del mio.

- Ah… così avremo modo di condividere quanto sappiamo. Io non l'ho conosciuto di persona, quel che so proviene da Marie, l’ex moglie oggi mia compagna.

- Franco era strano… per questo non mi sono meravigliato più di tanto alle informazioni della volta scorsa… te ne racconto subito una così cominci a fartene un’idea: questa è la mia prima passeggiata al mare di quest’anno, vediamo se indovini quale è stata la precedente…

- … forse con Franco?

- Sì, l’anno scorso, il giorno prima del… non so come chiamarlo, diciamo incidente. Mi sa che sono strane anche le persone che hanno conosciuto o si interessano a Franco. 
Abbiamo camminato per un bel po' quel giorno e devo dire che poche volte ho provato il senso d’amicizia che mi trasmetteva quell’uomo, proprio non lo credevo possibile, alla mia età e refrattario ai sentimentalismi. E sai di cosa abbiamo parlato quella volta? Della vita e soprattutto della morte… immagino quel che vuoi chiedermi, sulla panna, vero?

- Già, come sono andate le cose?

- Ci sono più modi e diverse sfumature nel riportare un fatto… dopo le informazioni che mi hai riferito il quadro che mi ero fatto si è dissolto; pur se c’era qualche indizio credevo che la caduta di Franco fosse accidentale, una mera sfortuna… e invece parrebbe dovuta alla reazione allergica. Nel raccontarti gli eventi per il momento mi attengo ai fatti…


- … buongiorno Franco, ti siedi?

- no… è piacevole sentire d’aver la terra sotto i piedi che ti sostiene. E poi il mio tavolino preferito è occupato, pare un segno, no?

- beh, un barista la conosce bene la terra sotto i piedi, per tutto il giorno. Ma guarda, proprio adesso si sta liberando… allora è un segno anche questo?

- eh, segno scaccia segno… va bene, mi siedo, tanto più che devo terminare uno scritto e in piedi non riesco a concentrarmi.

- cosa prendi?

- oggi ho più tempo, metterò alla prova la tua centrifuga e la qualità della frutta, c’è da fidarsi?

- Franco, (ridendo) che affronto! Io la frutta la prendo biologica che ci puoi mangiare anche le bucce e la faccio pagare come l’altra. Ci guadagno poco… ma i clienti ritornano, eccome! 
Adesso per rimediare alla figuraccia accetti che te la offro io, ok?

- ok, Andrea… scherzavo, naturalmente, so quanto sei bravo e onesto. Allora mi siedo, attendi un poco prima di portarla, grazie.


- Dopo essersi seduto ha preso dalla borsa un foglio e una penna. L’ho visto subito assorto e mi son detto d’aspettare fin quando si sarebbe preso una pausa, tanto bastano un paio di minuti per fare un centrifugato.
Quella sensazione d’amicizia di cui ti parlavo… quel giorno era al massimo grado, quasi mi sentivo responsabile della tranquillità di Franco, così ogni tanto senza darlo a vedere lo sbirciavo.
Come fosse un gioco mi ero figurato di servirlo proprio nel momento in cui  fosse stato pronto per consumare… una ricerca della sincronia, se vogliamo. Così mi sono accorto che Franco ogni tanto guardava fuori della vetrata, verso la strada, forse per ritrovare il filo con quanto stava scrivendo, anche se  mi dava più l’impressione che attendesse di vedere comparire qualcuno o qualcosa…

- Si era fatto degli amici qui, oltre a te?

- Beh, in qualche occasione l’ho visto scambiare qualche parola, non direi proprio amici, piuttosto persone incontrate occasionalmente con cui ci si saluta e finisce lì o poco oltre. 
Una la conoscevo un po' e sì, forse tra loro c’è stato uno scambio più profondo… tra l’altro, dopo l’incidente… 

G - non è più ritornato, vero?

A - come lo sai?

G -... un'intuizione. A volte c’azzecco.

A - Già, devi esser ben strano anche tu… che fai nella vita?

G - Cosa facevo, ora sono in pensione… bibliotecario, mestiere in estinzione.

A - Ne saprai di libri, io purtroppo ben poco.

G - non sono uno studioso, nel tempo ho approfondito alcuni argomenti che mi interessavano, poi il mio lavoro era di classificazione, avresti potuto farlo anche tu, attento e preciso come sei. Quindi, tornando a quel giorno…

A - sono convinto ci fosse un collegamento tra quanto scriveva e l’interesse per l’esterno, poi a causa di un cliente difficile sono stato impegnato per qualche minuto e l’ho visto rientrare dalla porta senza averlo visto uscire. Qualcosa deve esser successo là fuori perché si  avvicinò al banco dove stavo servendo…

- Andrea, hai già preparato il mio centrifugato?

- accidenti Franco, lo faccio subito… non ti avevo visto uscire, tutto bene?

- sì, avevo bisogno di una boccata d’aria e adesso desidero cambiare l'ordinazione, meglio una bevanda calda, un caffè…

- va bene, te lo porto subito.

- quando vuoi… com’è la panna?

- com’è? Montata dalla macchina che pulisco accuratamente ogni giorno, buona se intendevi quello.

- c’è lo zucchero?

- ah… io sono della scuola che non ne aggiunge, lo zucchero copre il gusto della panna e la mia è di gran qualità… lo so che ci perdo, la gente è troppo abituata al dolce ma non ci posso far niente… gustarmi un caffè con panna è anche per me uno dei momenti preferiti!

– però, sei un esperto anche in questo…

–  … immodestamente direi di conoscere bene l’argomento… ma che mi ricordi tu non l’hai mai presa, dev’essere una giornata speciale per farlo!

–  hai colto nel segno, proprio poco fa ho concluso una faccenda che avevo in sospeso da tanto tempo… attendevo una persona e quando l’ho scorta dalla vetrata sono uscito per incontrarla, stavolta è bastato un minuto per sistemare un problema di anni…

–  caspita, son contento per te! Quindi festeggi… lo farò con te, caffè con panna per entrambi!

–  e già, proprio così, festeggio…


G –  Adesso rammento la tua espressione della volta scorsa, quando ti dissi dell’intolleranza alla panna di Franco…

A– Ricordi bene… è stato come un pugno sullo stomaco, non volevo mostrarlo, almeno nell’occasione, ma non si può comandare a tutti i muscoli del corpo e qualcosa hai colto. 
In un secondo mi sono passati davanti agli occhi come nella sequenza di un film gli eventi degli ultimi minuti trascorsi con Franco. Tutto ha preso una luce diversa e quelli che erano piccoli particolari risaltavano come fossero illuminati… dunque sapeva a cosa andava incontro…

G – Non vedo alternative più plausibili… lo stesso per me i tuoi ricordi d’allora mi sgomentano, non potevo credere a un gesto premeditato. Quando mi son deciso a venir qui forse speravo di non ricavare più di tanto, giusto un “non ricordo bene” e la possibilità d’una sbadataggine. Sarebbe stata la cosa più semplice anche da riferire a Marie, ora sono davvero in difficoltà, non posso cambiare i fatti, mentirei…

A –  Già, come non posso farlo per me, adesso che si è aperta una porta…

G – non resta che entrarci, no? Quali possibilità abbiamo di scoprire cosa ha portato Franco a quella decisione?

A – tu cosa sai di lui, intendo dai ricordi di Marie?

G –  Appunto, ricordi di vent’anni fa… non si sono più rivisti né sentiti, lei ritornò in Francia dove l’ho incontrata e adesso soggiorniamo tra Francia e Italia.


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4 - Sogni o visioni?





A – Vent'anni sono tanti… cosa potrebbe essere rimasto del Franco di allora in quello che ho conosciuto io?

G – Sono dieci anni che io Marie stiamo assieme, quello che si dice un rapporto tra persone mature, pur se lei ha un pò d'anni meno di me. Sin dal principio abbiamo evitato di parlare del nostro passato, andava bene così ad entrambi.
Un giorno Marie si alzò che era ancora notte e al mio risveglio la trovai seduta in cucina. 
Stavo per chiederle se avesse qualche problema quando mi accorsi della sua espressione, provo ancora un brivido al ricordo…

A – sono faccende personali, sicuro di volerle condividere?

G – obbligato, ormai… la Marie di quella mattina non era la persona che conoscevo, ancora in vestaglia mi rivolse uno sguardo come se fossi un’immagine proiettata e non esistessi realmente, come dire, era da un’altra parte, la sua coscienza era altrove…. senza dire nulla mi sedetti su una sedia abbastanza discosto, cercando di capire se ci fosse un problema fisico in atto.
Nella mano sinistra appoggiata al tavolo teneva un bicchier d’acqua mezzo vuoto che un paio di volte ha tintinnato, a causa del tremore che ogni tanto la scuoteva. 
Dopo una decina di minuti che a me parvero un’eternità d’improvviso sentii che era ritornata in sé, mi girai verso di lei che lasciato il bicchiere si passò la mano tra i capelli spettinati. 
Mi fissò dicendomi di punto in bianco che voleva parlarmi di Franco, il suo ex marito di cui non sapevo l'esistenza…

A – accidenti... quando accadde?

G – giusto un anno fa, il giorno successivo la morte di Franco…


M – Gianni, devo dirti una cosa che mi è accaduta, stanotte…

G – non c’è fretta, con calma…

M – no, preferisco farlo subito… pare un sogno ma non lo è… Franco, il mio ex marito è morto, ne sono assolutamente certa. Io e Franco siamo stati sposati per un paio d’anni in gioventù, vent’anni fa. È arrivato il tempo di parlartene…

G – è arrivato il tempo d’ascoltare e fare scorrere il passato nella nostra vita… come  sai che Franco è morto..?

M – stanotte mi sono svegliata, almeno credo d’essermi svegliata… avevo la sensazione di un chiarore ai piedi del letto, dalla mia parte. Qualcosa mi ha spinto ad alzarmi ma ancora impastata dal sonno non ci ho dato bada e quasi senza rendermene conto mi sono ritrovata qui in cucina, al buio, con un bicchiere d’acqua in mano…


 "ciao Marie… dopo tutto questo tempo sono tornato per la visita che ti promisi, ricordi?”

 “Franco, sei davvero tu… come puoi essere qui?”

 “semplice, ho chiesto l’indirizzo di quella bella ragazza bionda che rideva alle mie battute e me l’hanno dato, permesso accordato, c’era una promessa da mantenere…”

 “sì, ricordo della promessa… come stai?”

 "sto bene Marie, sono riuscito a completare le cose a cui tenevo e adesso posso dire di aver trovato il senso della mia vita… tutto è andato a posto.”

 “…ne sono davvero contenta… ma ci sono rimasta davvero male, è stato molto più doloroso di quanto immaginassi, forse ho sbagliato, abbiamo sbagliato entrambi a lasciarci?”

 “no Marie, è stata la scelta giusta… andava sempre peggio, c’erano altri destini che ci attendevano…”

 “ora sto con Gianni, è davvero gentile con me…”

 “e credimi ti vuole un gran bene, non avresti potuto avere di meglio.”

 “come lo sai?”

 "lo so guardando te, ti ha completata… quel che non avrei potuto fare io, lui è il compagno del tuo cuore ed io l’amico della tua anima. Per questo sono qui, per dirti che anche per te ogni cosa andrà a posto.”

 “non ci rivedremo più, vero..?”

 “oh, no… ci vedremo sempre invece, in un altro modo… in una differente realtà.”

 “ma non è come questa?”

 “come quale? Ce ne sono molte… e viviamo in tutte.”



G - come va adesso?

M – non è stato un sogno, almeno non il tipo di sogni che accadono normalmente. Franco è venuto a comunicarmi la sua morte, ne sono sicura, quando ne avrò notizia vedrai che proprio ieri era il giorno… non sto bene, mi par di trovarmi in più luoghi allo stesso tempo, frastornata…

G – devo dirlo… potrebbe essere accaduto qualcosa di… neurologico, forse sarebbe il caso d’indagare…

M – lo farò, certo, ma ciò non toglie l’esperienza avuta… che mi ha costretto a riaprire una pagina importante del mio passato. È proprio vero, nulla si perde del tutto… ma che paradosso, Franco è riapparso per dirmi d’essere sparito da questo mondo!

G – da quanto mi hai raccontato c’è molto di più… posso farti qualche domanda?

M – sì, mi aiuterebbe a mettere ordine, tornare con i piedi per terra.

G – dicevi che dopo d’esserti alzata ti sei ritrovata qui, con un bicchiere d’acqua in mano… e dopo, qui, hai avuto la visione di Franco?

M – no, prima…

G – prima, quand’eri ancora a letto?  

M – neppure, ora mi rendo conto che è avvenuto nel tragitto dalla camera a qui, in cucina…

G – ma sono pochi metri, il dialogo con Franco sembra ben più lungo del tempo per percorrerli. Comunque sia, vi siete “parlati” mentre camminavi?

M – ora rammento! Ero ancora a letto quando forse in un sogno ho avuto la sensazione di qualcuno che mi chiamava… e ho risposto che non potevo, non ero pronta, c’era troppo buio… la voce ha detto di non preoccuparsi, che andava bene, era il momento giusto e avrebbe fatto luce… ecco, quella era la luce ai piedi del letto!
Non ero ancora sveglia quando mi sono alzata, la luce mi ha guidato sino alla porta della camera, l’ho aperta… ed è comparso Franco! Sai, amava passeggiare… ne abbiamo fatte tante allora, è stato il nostro tempo migliore, passeggiare… mi sono ritrovata a farlo nuovamente, con lui… tra la camera e la cucina, ma…

G – ma da quel che hai detto non si svolgeva in “questa” realtà… meglio, due differenti realtà si sovrapponevano… e anche il tempo non scorreva come al solito.

M – sì, hai compreso perfettamente!

G – poi sei arrivata qui dove ti ho trovato… c’era ancora Franco con te?

M – no, mi ha accompagnato fin qui, mi ha salutato e detto di sedermi e aspettare, che poi saresti arrivato a prenderti cura di me e… c’è dell’altro… ma non sono pronta a dirlo, abbi pazienza, è stato troppo forte…

G – sì, scusa… adesso devi assolutamente riposarti.


A – accidenti che storia… e siamo appena all’inizio. Gianni, ma dove sei alloggiato?

G – in una pensioncina a poca strada dal tuo bar, un posto tranquillo.

A – che programmi hai, cioè, quanto resti?

G – beh, a questo punto i miei piani son saltati… pensavo di cavarmela velocemente ma se anche a te va bene possiamo incontrarci nei prossimi giorni per finire  di scambiarci le informazioni.

A – a me va benissimo… che ne diresti di venire qualche giorno a casa mia, avremo più tempo e tranquillità per parlare.

G – ma… disturberei e poi tu lavori, mica come me.

A – sì, e guarda l’orologio, sonO già passate due ore… non abbiamo tutto il tempo che crediamo, no?

G – vero, mi sa che accetto… a una condizione.

A – che accetto a mia volta, quale?

G – di pagare le consumazioni al bar, che frequenterò assiduamente!

A – Gianni, ricordi quando ti parlavo della sensazione d’amicizia con Franco..?

G – … pensavo la stessa cosa…


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5 - A casa di Andrea





Andrea viveva al piano superiore del suo casolare in periferia, restaurato quanto bastava per usufruire di servizi moderni e lasciato per lo più vuoto, salvo il grande soggiorno-cucina e un paio di stanze da letto. 

Al piano terra l’unico ampio spazio di quella che fu una grande stalla, adibito a laboratorio-magazzino, era stipato di ogni sorta d’oggetti: macchinari, utensili, ferramenta e legnami vari e una gran quantità di scatoloni, accatastati contro le pareti, la maggior parte chiusi e altri semiaperti nei quali si intravedevano i più disparati materiali.

Metà dell'enorme casolare l’aveva affittato per un prezzo simbolico a una famiglia di moldavi parecchio numerosa, la quale ricambiava coltivando il terreno della proprietà per le loro necessità e quelle di  Andrea, garantendo oltre a verdura e frutta di stagione anche una presenza costante in quel luogo isolato. 
Spesso c’era un bell’andirivieni di parenti che non mancavano di manifestare la loro riconoscenza, Andrea poteva contare su di loro per qualsiasi cosa…

Due cani setter inglesi e numerosi gatti controllavano gli arrivi non usuali, gli uni abbaiando e gli altri… rifugiandosi nel grande laboratorio. 
Andrea aveva una passione per gli uccelli, in particolare quelli di piccola taglia, uno dei suoi passatempi preferiti consisteva nel rifornire di semi le mangiatoie a loro dedicate, nonché di predisporre al tempo giusto un paio di casette per la nidificazione delle cincie (cinciallegre), il suo uccellino preferito. 
Pur condizionando le abitudini di quelli che sono animali selvatici - non essendo un etologo e neppure uno studioso ma solo un estimatore della loro bellezza e abilità aerea – lo reputava un compromesso accettabile, considerato che gli spazi naturali diminuivano continuamente. 
  
Forse perché l’aria non era affatto il suo elemento – lo temeva tanto da non aver mai preso un aereo – adorava il volo di chi se lo poteva permettere per nascita e non sopportava chi li confinava in gabbie, tanto più se piccole, costretti a zampettare come galline senza potere distendere le ali.

Arrivato Gianni gran parte della sera venne dedicata alla perlustrazione di quella sorta di oasi  e Andrea, sapendo riconoscere l’interesse di facciata dal genuino, trovò nel nuovo amico un interlocutore attento e curioso.

G – ma quelli non sono canarini? – indicando una grande voliera su ruote.

A – sì, una coppia di canarini... giusto un mese fa Matej, uno dei ragazzini moldavi, ne vide uno vicino alle mangiatoie. 
Forse era appena scappato, volava poco e male non avendo sviluppato i muscoli e i gatti - lo so, ma qui è pieno di topi di grossa taglia e non si può rinunciare al loro istinto – non gli avrebbero lasciato scampo. Matej riuscì a farlo volare dentro il magazzino e chiudere la porta.

Bel problema per me... all’inizio pensavo di rintracciare il proprietario, magari mettendo una foto sui pali elettrici, per liberarmi dell’ex prigioniero incapace di sopravvivere in un ambiente naturale. 
Nel frattempo l’avevo messo in una gabbia abbastanza grande e il maledetto s’è rivelato un maschio, iniziando a gorgheggiare come solo i canarini sanno fare… beh, non c’era fretta, intanto si ristabiliva. 
Poveretto, così solo m’ha fatto pena, gli ho procurato una compagna (vedi come vanno d’accordo?) e la voliera su ruote più grande che ho trovato… sempre gabbia rimane ma i canarini se possono volano dritto, non sono uccelli da torri. 

Ho accettato quello che non avrei mai creduto, tenere uccelli in gabbia, ma ho il progetto di recintare un grande spazio, con alberi e arbusti per offrirlo a picchio - il nome del mio canarino - e alla sua discendenza. Romantico, eh?

G – ma no, gli animali ci danno tanto ed è giusto contraccambiare nei modi possibili, io stesso sostengo un ospizio per gatti abbandonati.

A – bene, sono contento che mi capisci. Ma adesso entriamo che ti mostro la tua stanza e se ti va ci prepariamo una cena con le verdure dell’orto e frutta appena colta, niente surgelati…

…………………


Dopo cena, seduti sulle comode poltrone, mentre dalle finestre aperte giungevano i primi richiami degli uccelli notturni ed il vociare dei bambini moldavi che s’attardavano ai loro giochi all’aperto, ripresero la conversazione su Franco.

G qualche giorno dopo il sogno, Marie ricevette la comunicazione della morte di Franco da un suo cugino – disse Gianni – il giorno era quello, non ne dubitava lei e neppure io che rimasi impressionato dal collegamento tra mondi che non dovrebbero comunicare tra loro.

A – normalmente è così ma ogni tanto, un po' a tutti, accadono episodi difficilmente spiegabili, strane sensazioni e incredibili coincidenze. Io stesso ne ho una discreta collezione, ci son più cose in cielo ed in terra…  afferma l’Amleto di Shakespeare.

G – sì, credo che in ogni famiglia accadano episodi insoliti se non proprio eventi straordinari, così non mi ha del tutto sorpreso la direzione che ha preso la mia ricerca.

A – già, anch’io non riuscivo a convincermi che la cosa fosse tutta lì, un banale colpo fatale che si porta via un uomo come Franco, anche se la casualità è sempre in agguato e ogni giorno ottiene il suo bottino. 
Puoi dirmi qualcos’altro riguardo la sua intolleranza?

G – sai che succede quando uno fa la domanda giusta, quella che per rispondere non basta star sulla porta e cavarsela velocemente?

A – che strane parole… cosa intendi dire?

G – l’intolleranza è stata solo uno degli eventi che hanno contribuito a fare separare Franco e Marie, al punto in cui siamo giunti non sarebbe né onesto né prova d’amicizia da parte mia aprire quella porta senza farti entrare nella stanza che contiene l’intera situazione. 
È una faccenda delicata poiché coinvolge Marie ma credo di poter contare sulla tua discrezione.

A – capisco, puoi starne sicuro.

G – grazie, mettiti comodo perché è una storia che inizia da lontano…


Marie e Franco sentirono subito che l’affinità tra loro era una buona base su cui costruire un serio rapporto, senza perderci troppo tempo. 
Si sposarono e per un paio d’anni tutto procedette bene, sin quando non accadde qualcosa al fratello di Marie.

I due fratelli vivevano entrambi nella grande casa paterna che dopo la morte dei genitori avevano fatto ristrutturare in due appartamenti con entrate separate: in quello superiore dotato di una bella terrazza viveva il fratello Gerard e al pianterreno, circondato da un grande giardino, Marie, la sorella gemella.

I loro genitori, avanti negli anni e ormai rassegnati a non avere quella gioia, si affidarono a un ultimo tentativo che miracolosamente ebbe successo, addirittura con un duplice parto. 
  
Purtroppo Gerard fin da piccolo manifestò dei seri problemi fisici e uno strano comportamento, una sorta di paura nei riguardi delle persone che lo portò a isolarsi senza tuttavia risentirne, potendo contare su una cospicua eredità e sul più che solido ed intimo rapporto con la sorella, come spesso accade ai gemelli.

L’arrivo di Franco fu sorprendentemente gradito a Gerard che trovò in lui l’amico fidato con cui condividere i suoi interessi un po' insoliti, di studioso collezionista. 
Per realizzarli Gerard molti anni prima aveva stabilito un sodalizio con una persona che diversamente da lui poteva viaggiare, ma stranamente non volle mai condividere con la sorella la sua attività, divenuta lo scopo della vita. 

Marie, che gli avrebbe dato volentieri una mano, ci rimase male e Franco l’aiutò a farsene una ragione, finendo per apprezzare quel lato personale e segreto del fratello, tanto che si riferiva alla persona scelta come al “socio”, senza mai proferirne il nome.

Per i primi due anni le cose andarono bene e più volte la settimana tutti loro cenavano assieme e addirittura in un’occasione si recarono a una mostra d’oggetti d’antiquariato. 
Marie ricorda quei tempi come i più belli della sua vita e forse di tutti loro.

Un giorno Marie s’accorse di una strana espressione in Franco, proprio perché cercò di nasconderla, al ritorno dall’appartamento di Gerard. 
Interrogato ammise d’essere preoccupato per lui e che non voleva impensierirla a sua volta. 
Sembra ci fosse di mezzo un oggetto a causa del quale si era incrinato il rapporto con il socio, forse per il valore o qualche altro motivo. 
Fatto sta che da quel giorno la salute di Gerard peggiorò a vista d’occhio e ancora più preoccupante fu la richiesta a Marie di non andare a trovarlo sinché non si fosse rimesso.

In breve tempo la disputa di Gerard col socio assunse toni drammatici e in ultima Franco dovette intervenire, impedendogli l’accesso all’appartamento. 
Marie, allarmata dall’intensità degli eventi suonò alla casa del fratello e non avendo risposta entrò, trovandolo in preda a una crisi epilettica devastante. Ricoverato d’urgenza morì la mattina seguente. 
  
La notte stessa mentre si trovavano tutti all’ospedale l’appartamento di Gerard venne scassinato e messo talmente a soqquadro che pareva fosse passato un uragano… la maggior parte degli oggetti, anche di considerevole valore, erano sventrati, quasi a ricercarne un contenuto nascosto all’interno. 

A causa del numero, delle condizioni e del fatto che solo Gerard li conoscesse, non si poteva neppur dire se e cosa fosse stato asportato, comunque non denaro visto che non ne teneva in casa.

Lo shock della perdita del fratello e la profanazione di quello che era tutto il suo mondo fu tale che Franco dovette portare via Marie a forza. 
Andarono in qualche posto esotico, il più distante possibile. 
E purtroppo fu anche peggio, poiché al ritorno Franco accusò i sintomi di una grave infezione o chissà che altro. 
Dopo mesi di cure non era più lo stesso uomo, ritrovandosi intollerante al lattosio e costretto all’assunzione continua di un farmaco particolare per rallentare il grave problema renale che si instaurò. 
Uno dei seri effetti collaterali della cura ne compromise la sfera intima.

Pur se nel frattempo Marie si era abbastanza ripresa e si prodigasse nell’assisterlo, Franco non riuscì ad accettare la sua nuova condizione e la loro relazione peggiorò di giorno in giorno. 

Provò a trasferirsi nell’appartamento di Gerard dove tuttavia i problemi fisici si aggravarono, così decise di allontanarsi definitivamente.  

Fu una decisione molto sofferta da parte di entrambi ma che si rivelò l’unica praticabile, Franco via da lì scrisse un’unica volta dicendo d’essersi  ripreso e Marie col tempo ritrovò un po' di serenità. 
Manca da dire che l’intolleranza al lattosio fosse uno dei problemi che fin da piccolo afflissero anche Gerard… questa, in breve, la triste storia.

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6 - Differenti viaggi



A – … non ho parole, Gianni, per le prove e la sofferenza che hanno patito queste persone, di cui l’intolleranza al lattosio appare come la ciliegina avvelenata su una torta – la loro vita - andata a male.

Adesso capisco perché Franco, nell’ultima passeggiata in mia compagnia, parlando della morte non la ritenesse poi la cosa peggiore. 
Chi subisce tali dolori e tragedie difficilmente ritorna alla vita normale, ma Franco mi ha sempre dato l’impressione di avere e perseguire uno scopo “degno”, dal quale traeva la forza – e l’ironia – per  andare avanti.

Si capiva che era sofferente, dai movimenti misurati e dalle profonde rughe che ne mostravano l’intensità sul volto. 
Durante la passeggiata Franco mi accennò alla sua passione per le “cose vecchie”, come diceva, presumo si riferisse all’antiquariato e a Gerard del quale però non mi ha mai parlato esplicitamente… forse era lui quella cara persona cui accennò, capace di dedicare la propria vita per proteggerne un’altra, prendendola quale esempio che nel suo piccolo cercava di seguire… anche se parrebbe più il ruolo assunto da Marie.

G– sì, Marie ha sempre fatto quanto poteva, ma bisogna dire che Gerard ha evitato in ogni modo d’esserle di peso e fu felice di sapere del suo matrimonio che avrebbe potuto allontanarla, anche se non accadde. 
Rammento che Marie disse di aver ricevuto una strana risposta da Franco riguardo il fratello. 
Alla sua riflessione su come Gerard avesse sprecato una parte della propria vita, mentre avrebbe potuto farsi aiutare, lui rispose:

“Marie, le cose non sono sempre come appaiono… vediamo quello che la luce illumina ma molto nasce e procede nell’ombra……"

"è più difficile combattere nell’ombra perché smorza i confini. Devi perdere qualcosa, diventar cieco, se vuoi avere una possibilità…” sono altre parole di Franco quel giorno, non ti pare siano collegate?

A – sì... di cosa si interessava Gerard?

G – antiquariato, vecchie civiltà, libri ammuffiti…

A – soprattutto oggetti, vecchi oggetti di chissà quale provenienza… hai visto il mio magazzino? Io preferisco chiamarlo laboratorio… è stracolmo di ogni sorta d’oggetti ma anche se non  privilegio quelli vecchi riconosco che le loro forme, i materiali e la fattura rispondevano a scopi precisi. 
L’approssimazione - se presente - è ininfluente allo scopo stesso. Gianni, sai qual è la cosa che più mi ha colpito di tutta la storia che mi hai raccontato?

G – temo sbaglierei… considerata la differente angolatura con cui osservi le cose.

A – penso anch’io, altrimenti l’avresti maggiormente evidenziata: cosa cercavano nella casa di Gerard la notte della sua morte? 
Qualcosa di così importante e forse di un valore superiore a quello già alto degli oggetti presenti, scarnificati e distrutti perché ritenuti in grado di occultarlo. Ti pare una cosa da poco?

G – no, certamente… a dir la verità ne avevo parlato con Marie ma lei non da molta importanza alle cose “materiali”.

A – infatti Gerard non ha voluto o potuto condividere con lei la sua passione proprio per quelle materiali: “nelle relazioni poco viene lasciato al caso, anche se può sembrare diversamente” mi disse Franco, durante la nostra passeggiata.

G – è una frase generica, non si può dire fosse riferita ai due fratelli… non ti pare strano che non ti abbia parlato di entrambi?

A – non penso sia stata una questione di tempo, quanto piuttosto che avesse “scelto” gli eventi della sua vita da condividere con me. 
Ricordi quando ti parlai della sensazione d’amicizia che provavo in sua compagnia? 
Una cosa del tutto inusuale per me, eppure semplice da vivere, come due amici che si ritrovano e riprendono un discorso lasciato in sospeso. 
È filata via liscia, senza uno “stacco”, difficile da spiegare, come se Franco, una persona come lui, facesse già parte del mio modo di vedere le cose, di “stare” con le cose e le persone. 
Ecco, come riprendere a leggere un libro non terminato, un po' di ruggine all’inizio ma poi tutto torna, la storia riprende a srotolarsi. 
Vista in questo modo non mi ha detto quello che non era ancora maturo… lo è diventato una volta conosciuto te e la narrazione è ripresa con un nuovo capitolo, questo di adesso…

G – interessante… quasi noi leggessimo, vivendoli, i capitoli di una storia già scritta, no?

A – sì, filosofia… eterni ritorni, o anche spiritualità e metafisica… se ti va ne potremmo parlare,  adesso la nostra storia non si può che continuarla e ormai comprende  anche la tua compagna, divenuta il fulcro di tutta la vicenda, non ti sembra?

G – indubbiamente,  l’ho già informata degli ultimi sviluppi – non potrei tenerli solo per me – e… accidenti alle tue sensazioni, un po' mi hai condizionato… non mi è parsa troppo sorpresa… se proprio lo vuoi sapere mi è sembrato che se lo aspettasse...

A – magari potrebbe condividere parte delle sue memorie… le mie domande sarebbero assai diverse dalle tue, in altre direzioni… il quadro si arricchirebbe di dettagli ora sfuocati. Che dici?

G – che è plausibile e logico, gliene parlerò domani e sentiremo la risposta. Ora  permettimi di chiedere… perché fai tutto questo? Sicuramente per  l’amicizia con Franco, ma dopo aver condiviso quanto sai e suggerito delle direzioni… perché proporsi per un viaggio con me e Marie che – lei tramite mio – appena conosci? 

A – intanto grazie per chiederglielo, ti rispondo con un’altra domanda, anche se non si dovrebbe… potreste farlo da soli questo viaggio? Quando sei partito in cerca di informazioni non hai cercato chi potesse dartele, di persona?

G – nel modo in cui l’intendi non potremmo far molta strada da soli… hai ragione, quando ti ho trovato mi sono reso conto che cercavo una persona che avesse le informazioni, non solo quelle…

A – da parte mia lo stesso, come attendessi qualcuno che mi riconducesse alla sensazione che provavo stando con Franco. Poi certamente informazioni, motivi, cose pratiche… cose che  mi sono congeniali. Come vedi è reciproco ed equilibrato, in più…

G – in più?

A – beh, si riformerebbe un trio…

G – cioè, tu al posto di Franco?

A – oh no, quello è il tuo posto, io a quello di Gerard… è lui la chiave di tutto… a proposito, del suo appartamento che cosa ne è stato fatto?

G – venne ripulito, gli oggetti riposti nella stanza più grande e chiuso, Marie non lo cederà per nessun motivo.

A – è rimasto chiuso da quando Franco se n’è andato?

G – sì, salvo una volta all’anno quando Marie lo riapre per commemorare il fratello.

A – e non ha mai temuto altri furti o incursioni?

G – difficile possano avvenire, da subito Maria ha fatto installare un sistema d’allarme perennemente collegato con un’agenzia di sorveglianza e blindato porte e finestre.

A– quindi praticamente è rimasto nelle condizioni di allora… e gli oggetti rotti?

G – anche quelli inscatolati, riposti assieme a quelli rimasti integri.

A – saprai bene cosa c'è, immagino.

G – non ci crederai… sono entrato solo due volte, l’ultima dopo la conferma della morte di Franco, ti confesso che solo la vista dell’appartamento mi innervosisce e all’interno mi sono sentito a disagio... tanto da esserci rimasto il minimo possibile.

A – ci credo sì… gli spazi chiusi e gli oggetti mantengono le impressioni, se non di più, di chi li ha realizzati, quelle dei loro proprietari e, con intensità diverse, di chiunque ne abbia avuto a che fare… tu ci credi a questo?

G – forse non come te ma direi di sì, infatti mi ero azzardato a proporre di eliminare  la divisione nei due appartamenti, riportando la villa alle condizioni originarie, forse per rompere l’incantesimo di un tempo bloccato che ritenevo l’origine del mio disagio.  Marie, di cui vedevo la contrarietà, tuttavia mi ha lasciato esporre il progetto e alla fine mi ha chiesto: in quale stanza collocheremo gli oggetti di Gerard?

A – scommetto che nel tuo progetto te ne saresti liberato, vero?

G – eh già… lì ho capito che sono principalmente gli oggetti la causa del disagio. Tutto sommato meglio tenerli chiusi al sicuro dove stanno…

A – dove non possono scappare..?

G – non vedo come possano… ma che intendi?

A – una sensazione, mi perdonerai spero… per caso, hai mai sognato qualcuno di quegli oggetti?

G – … come diavolo fai a saperlo?

A – non è solo intuizione... quando ti ho guidato nella visita della mia casa non hai prestato la minima attenzione al luogo che per me è il più importante, il cuore di questo posto, il laboratorio. Non è normale, almeno un briciolo di curiosità per le centinaia di scatoloni e i tanti materiali…  qualcosa ti dev’essere accaduto a causa di qualche oggetto, dico bene?

G – … sei il barista più anomalo che conosca, mi sa che nel caso un altro lavoro lo troveresti senza difficoltà… sì, dici bene, ma ne parleremo un’altra volta, ok?

A – ok, non è importante… almeno per adesso.


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7 - Presenze minacciose




La tranquillità della notte fu rotta dall’ululare lungo e continuo dei due setter inglesi. Vennero accese le potenti lampade che illuminarono a giorno il perimetro del casolare mentre  Andrea e Gianni scesero nell’aia, dov’erano già arrivati Dimitri, Alexandru e Maxim, i maschi maggiorenni della famiglia. 
Alexandru, esperto cacciatore di cinghiali, aveva con sè il fucile.

–  ancora stanotte! È terza volta in dieci giorni che quello gira qui intorno  – disse Dimitri rivolto ad Andrea – ma oggi è venuto tanto vicino. Boss (il nomignolo affibbiato ad Andrea nonostante le sue resistenze)  guarda quanto agitati i cani!

–  ah, la terza volta… le altre due dormivo? – rispose Andrea

–  no boss, sei tornato tardi, quello venuto prima, più distante e cani hanno solo abbaiato ma oggi strani, sembra spaventati…

–  sì, quando ululano in quel modo è per paura o dolore – disse Andrea, e rivolto a Alexandru – forse dei grossi cinghiali?

–  tuoi cani non hanno paura di cinghiali, recinzione tiene lontano… io guardato le altre volte, non c’era segni di animali.

–  Dimitri, perché hai detto “quello”, pensi che sia un uomo?

–  boss… quello è intelligente, controlla come rispondiamo, quanto tempo ci vuole... là dove strada sale, con binocolo può vedere qui… io dico tiriamo un colpo di fucile là in alto, ok boss?

Pur restio a usare le armi Andrea dette il consenso e Alexandru sparò il colpo di là, verso il cielo. I cani, cambiando il loro atteggiamento in combattivo, stavolta abbaiarono con forza puntando nella direzione dello sparo, sentendosi all’interno di un branco che stava reagendo alla minaccia.

Intanto erano scese anche le donne e i bambini a cui i maschi raccontarono l’accaduto. Con loro due erano in undici, di cui uno armato, più due cani… se davvero come suggerì Dimitri li stavano osservando, dovevano rendersi conto che, quali che fossero i loro scopi, entrare nella proprietà per realizzarli avrebbe comportato un serio rischio. 
C’erano bambini e donne che andavano tutelati e Andrea permise lo sparo per rassicurarli che gli adulti stavano all’erta. 

Risolta in tal modo la faccenda, si rivolse a Gianni che aveva fin lì trascurato. Vedendolo turbato pensò che fosse a causa del  ritrovarsi in un assembramento di persone, in piena notte, a fronteggiare un eventuale pericolo, addirittura sparando. 

Pur se gli dispiacque per l’inevitabile coinvolgimento – l’avesse immaginato non l’avrebbe invitato e in merito si propose di chiedere a Dimitri di informarlo in futuro  di ogni evento riguardasse la casa e gli occupanti -  tuttavia ritenne di aver deciso correttamente. Gianni appariva strano ed era meglio ci dormisse sopra, così lo salutò in fretta sulle scale mentre lui rimase nel laboratorio.

Ma Gianni non riuscì a dormirci sopra granché quella notte, non per l’accaduto ma per la sincronia che si realizzò. 
Quando riuscì a chiuder occhio…

… stava correndo a più non posso, incespicando sui rami caduti e spesso sprofondando sin mezza gamba nelle innumerevoli pozze d’acqua che non poteva evitare a causa della scarsa visibilità, per non rallentare cambiando direzione. 
Col cuore in gola continuava a gridare:  “… non sono la preda, non sono la preda… vi sbagliate!”. 

Cade, si rialza e smarrisce la direzione… ma l’angoscia lo porta ad insistere su quella sbagliata, ritrovandosi in un intrico di vegetazione che lo rallenta sino quasi a fermarlo.
Un groppo in gola, un affanno, ne smorza  la voce  facendogli emettere suoni scomposti, disarticolati e indistinguibili… così che nella voce e nel comportamento si ritrova ad essere quello che proclama non sia, una preda impaurita che fugge in cerca della salvezza…

Il rumore di una schioppettata fa zittire di botto i richiami mattutini degli uccelli impegnati a dissolvere il regno del silenzio. Una sensazione di bruciore sulla gamba, l’istintivo portar la mano e ritrarla al vederla grondante di sangue mobilita le ultime energie che si tramutano in un urlo straziante: “Aiuto! Aiuto! Aiutatemi…”

Si svegliò, madido di sudore, con ancora un pezzo di quell’urlo in gola, la mano involontariamente serrata sulla vecchia, profonda cicatrice alla gamba destra. 
La coscienza lo riportò al presente, al luogo dove si trovava, mentre ancora si infrapponeva qualche fotogramma del sogno mescolato con i ricordi della vita reale. 
Sentendo bussare alla porta, rispose…

G –  … sì, tutto bene… scusami, un brutto sogno ricorrente…

- posso entrare? – chiese Andrea che aveva sentito le grida disperate sulla preda, i gemiti strozzati e l’ultima richiesta d’aiuto. Capì che si trattava di un incubo e dei peggiori, quelli che costringono a patire sino alla conclusione. 

G – beh… ma sarà tardi… sì, certo.

A – mi dispiace, avrei dovuto evitarti le emozioni di stanotte ma non mi avevano informato dei precedenti episodi. Forse non ti avrei invitato o almeno potevo avvisarti…

 G – non sono state quelle le emozioni… che vuoi che sia, ne ho passati di momenti brutti che al confronto questo pareva un gioco. La vera emozione è il modo in cui  stanno andando le cose… un momento prima del lamento dei cani parlavamo degli oggetti e ancora non mi capacito come hai potuto indovinare che avessi sognato proprio uno degli oggetti di Gerard: si tratta di una statuetta bronzea dell’ottocento raffigurante un cacciatore col fucile imbracciato… nella stessa identica posa di Alexandru quando scendemmo nell’aia.

Fin qui una coincidenza… ma quell’oggetto mi ossessiona ed è principalmente a causa sua che avevo proposto a Marie di ristrutturare la villa e liberarci della collezione di Gerard. 
Ti ringrazio d’essere venuto, vuol dire che è il momento – non avrei mai creduto così presto! – di rivelartene il motivo, guarda qui…

Con una mano alzò la gamba destra del pigiama e Andrea che non se l’aspettava rimase impressionato. 
Al posto di gran parte dei muscoli del polpaccio c’era un’enorme cicatrice che ricopriva a malapena la grande placcatura impiegata per riallineare i frammenti di tibia e perone. 
Un intervento al limite delle possibilità tecniche e biologiche di allora che era riuscito a conservare una sufficiente irrorazione sanguigna permettendo una discreta mobilità.

G – ti anticipo la domanda… è stato il colpo di un cacciatore delinquente che impiegava  pallottole a frammentazione, un miracolo aver potuto riattaccare i resti della gamba e poterla usare. 

Mio padre era un appassionato della caccia e pretendeva che lo seguissi anche se a me schifava, avevo appena compiuto quattordici anni… ce ne sono voluti tre di interventi e cure per uscire dall’incubo… che talora si ripresenta, come questa notte. 

In quel maledetto giorno avevo il compito di scattare le foto e nell’ultima che presi, poco prima che iniziasse la battuta di caccia, mio padre imbracciava il fucile nella stessa identica posa della statuetta…





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8 - Fatti e ipotesi



La mattina seguente di buon’ora Gianni accompagnò Andrea al bar, occupando il tavolino preferito da Franco.

La sincronicità sfociata nell’incubo notturno l’aveva profondamente scosso e qualcosa d’indefinito ancora aleggiava sopra il flusso dei pensieri contrastanti che si ricorrevano l’un l’altro nella sua mente, a cui cercava di porre ordine.

Come si dissolve un sogno al mattino così accadeva a quel qualcosa, cui fece in tempo a rivolgere l’attenzione e quello a procurargli la sensazione di trovarsi in uno dei capitoli della narrazione di cui parlavano la sera prima.

Se lo fossimo davvero – pensò – non ci sarebbe modo di conoscerlo, come un personaggio di un racconto non può aver coscienza se non di quanto contempla il suo ruolo. Tuttavia ritenne ci fosse una possibilità per una tale suggestione: se leggere il copione quasi allo stesso tempo degli eventi fosse insito nella narrazione. Perché accada è necessario uno sfasamento temporale, un piccolo anticipo della lettura sull’evento, come per i fenomeni di premonizione. 

Le ritenne considerazioni interessanti, da portare avanti in futuro, al presente si ricordò che Andrea accennò a una persona, eclissatasi dopo la tragedia, con cui Franco si relazionò diverse volte.

Intanto nel  bar i clienti occasionali presero il posto degli assidui, a badarci bastava il suo assistente e Andrea ne approfittò per si sedersi al tavolo con Gianni… servendo per entrambi un caffè con panna.

G –  la persona con cui Franco parlava, avevi detto di conoscerla un po', chi era?

A –  la conoscevo come cliente, un uomo anziano ma ancora in forma… non ci siamo presentati e ne ignoro il nome, Franco non me ne accennò mai e io per rispetto non chiesi.

Ciò che posso dirti sono osservazioni da distante, hai fatto bene a riprendere l’argomento, ultimamente ci ho riflettuto a lungo e ne ho tratto degli spunti interessanti.

Il primo, come ti dissi, riguarda la coincidenza tra la tragedia e la fine della sua frequentazione del bar; quella persona venne qui qualche volta dopo l’arrivo di Franco per incontrarlo… cercando di non farsi troppo notare.

Ma l’ultima volta non venne o non fece in tempo… oppure era lui la persona che Franco incontrò uscendo dal bar e poi rientrandovi.

–  sicuramente avevano degli interessi comuni per comportarsi così… riandiamo a quel giorno, ti ricordi l’arrivo di Franco?

–  certo, come tutte le volte che veniva…

–  e ti pareva come tutte le volte..?

–  qui mi è difficile rispondere obbiettivamente, a causa dell’emozione che ha colorato le mie percezioni… diciamo che quanto ti dirò potrebbe non essere del tutto attendibile, all’80 %, per dire un numero.

No, diversamente dalle altre, quel giorno mi ha trasmesso una sensazione d’incertezza e dopo che mi hai detto dell’intolleranza adesso sono certo che non sia stata una decisione improvvisa ma premeditata. È arrivato al bar già sapendo che sarebbe stata l’ultima volta… con un sorriso aveva detto che festeggiava… quando ci penso rabbrividisco.

Nel suo cinema interno Andrea lo rivide sorseggiare quella che sapeva esser la sua cicuta… come Socrate accettando il proprio destino.

Gianni, notando l’emozione di Andrea, pensò a quanto quella persona, Franco, avesse cambiato l’esistenza di chi aveva incontrato o di chi ne venne a conoscere la storia, tutte quelle vite ora apparivano collegate, ognuna portando il proprio contenuto come i capitoli di un libro che li contiene tutti.

Sino a quel momento Gianni aveva vissuto delle storie, alcune tremendamente intense e importanti, ma erano storie personali o al più coinvolgevano gli affetti vicini. Come capitoli che iniziavano e terminavano, senza pensare che potessero essere parti di una Storia maggiore, la cui realtà, leggera come una piuma, si insinuava in quella quotidiana, dove ogni storia sorge, tramonta e si gira pagina, senza mai scorgere la copertina del libro, così da sentirsi finalmente appagati per averne fatto parte. Dicendo al bibliotecario che lo andrà a riporre: mi hai consigliato bene, una bella storia davvero…

– … tutto bene?

–  eh..? Sì, stavo seguendo il filo di alcuni pensieri e mi son distratto, dicevi?

–  quando?

–  come quando? Un attimo fa, la cicuta…

–  più o meno ricordi l’argomento… ma ci sono due cose che non tornano, la prima che sono trascorsi dieci minuti.

–  dieci minuti? Non è possibile, mica dormivo!

–  infatti non dormivi, a un certo punto guardando fuori dalla vetrata sei rimasto  immobile e con gli occhi aperti, sino a poco fa che hai ripreso a muover le mani… se non ci credi tocca la tua tazza, io prima la riscaldo e metto il caffè bollente, aggiungendo la panna solo all’ultimo.

–  è appena tiepida… davvero sono passati dieci minuti?

–  sì, ma dopo una brutta notte come quella che hai trascorso non c’è da meravigliarsi di qualche blackout,  piuttosto…

G–  la seconda cosa..?

–  io non ti ho parlato della cicuta… ho terminato dicendo che Franco festeggiava e internamente mi si è formata l’immagine di Franco-Socrate e l’analogia caffè-cicuta… proprio in quel momento diciamo che ti sei assentato…

–  cioè, io ho visto quello che stavi immaginando?

–  cosa c’è di tanto strano? Con le parole e la musica accade spesso, mentre ad esempio i dejà vu riguardano le immagini. Sono casi rari, considerati di scarso valore, bizzarrie… ma non trovi che lascino un gusto particolare, indefinibile, quando accadono?

–  indefinito… era la parola che mi girava in testa quando siamo arrivati! Andrea, non è che coltivi qualcosa di strano nel tuo orto che è andato a finire nella cena di ieri? – disse ridendo.

–  dovrei chiederlo ai miei amici moldavi… se ne occupano loro e non ne conosco ancora le tradizioni – rispose ridendo a sua volta.

–  mi avevi detto che Franco quel giorno si mise a scrivere… su un foglio?

–  di questo ne sono sicuro, un foglio che ha preso dalla borsa, assieme alla penna.

–  la borsa com’era?

–  grigio chiaro, bella e capiente, anche un pc da 16 pollici ci sarebbe stato comodo ma da come la manovrava non credo pesasse molto.

–  quando è uscito la prima volta l’ha portata con sé?

–  sì, al ritorno la teneva con una mano e l’ha appoggiata sulla sedia davanti al bancone, mentre lui è rimasto in piedi a bere il caffè. Finito il caffè la riprese,estrasse una busta e me la dette... non te l'avevo ancora detto

–  ah…  ne riparliamo, quindi uscì con la borsa?

–  sì e una decina di metri oltre l’insegna del mio bar, svoltato l’angolo cadde, adesso credo che cercò di evitarmi problemi… l’ambulanza ci ha messo solo pochi minuti ad arrivare. Ho capito cos’è  successo quando delle persone sono corse dentro il bar a chiedere dell’acqua, avvisando dell’incidente. Sono state loro a chiamare subito l’ambulanza, quando sono uscito era appena arrivata e lo stavano trattando, forse ipotizzando un infarto.

–  la borsa… l’aveva presa qualcuno del personale medico?

–  per tutto il poco tempo che è rimasta l’ambulanza non l’ho vista né pensato minimamente di chiedere chi l’avesse presa. Probabilmente sarà stata consegnata alla segreteria dell’ospedale e poiché deceduto avranno avvisato i parenti…  

– Franco aveva un cugino, la persona che poi ci ha informati. Quando Marie gli chiese se gli avessero consegnato qualche effetto personale di Franco rispose il solo portafoglio con i documenti che teneva nella tasca interna della giacca. Nient’altro. Della borsa lo so solo adesso da te e se non è stata consegnata al cugino che andò per le formalità… dev’essere ancora all’ospedale, per quanto strano potrebbe esserci stata una svista…

–  beh, questa la possiamo risolvere velocemente, anche da qui poiché conosco alcuni amministrativi là dentro.

Dopo varie telefonate e attese, intervallate da sporadiche apparizioni di Andrea  dietro il bancone, mentre il suo assistente dava segni d’impazienza per dover fare tutto da solo con il flusso dei clienti in aumento, arrivò la risposta definitiva: nessuno prese e consegnò la borsa di quell’uomo al personale dell’ospedale.

–  quindi c’era qualcuno là fuori ad attendere Franco che se ne accorse e rientrò al bar per… farla finita. Qualcuno che gli prese la borsa quando cadde. Se Franco aveva previsto gli eventi è improbabile che contenesse qualcosa d’importante… poteva averlo già affidato all’amico che guarda caso quel giorno non venne.

A - unendo queste informazioni a quelle che mi hai raccontato degli ultimi tempi di Gerard credo che si possa delineare un quadro della situazione: darei per assodato che la distruzione a casa di Gerard sia opera del socio, certo con dei complici vista l’efficacia, se così si può dire, del suo intervento. Se a distanza di vent’anni la faccenda è ancora aperta, significa che non ha trovato nell’appartamento quello che cercava. Gerard si aspettava qualcosa di estremo e deve aver occultato l’oggetto in un posto sicuro, forse conosciuto da Franco. Dopo il viaggio all’estero Franco non ebbe tregua e non solo per motivi di salute e intimi si spostò nell’appartamento del cognato, così da tenere fuori Marie dalla faccenda. La pressione del socio dev’essere stata asfissiante, attendeva solo il momento giusto per costringere Franco a consegnargli l’oggetto ma lui l’anticipò decidendo di sparire… forse portandolo con sé…

G –  in quel periodo Marie era al limite… non avrebbe potuto sopportare altri eventi devastanti e ti debbo dire che da allora ha dei seri problemi di salute. Se come dici, Franco si è allontanato in quel modo per salvaguardarla, portandosi via il “malloppo” e facendo perdere le tracce, ciò ha evitato la possibile rivalsa su di lei da parte del socio...

A –  e si arriva all’anno scorso. In qualche modo il socio è riuscito a localizzare Franco qui, in questa cittadina. Forse solo in ultima si è accorto d’essere stato individuato e probabilmente pedinato. Il socio certamente aveva un complice altrimenti Franco, abituato a guardarsi le spalle, avrebbe potuto riconoscerlo. Del perché Franco e l’amico si siano dati appuntamento qui non ne abbiamo idea, ma assieme lavoravano a un progetto, questa la mia sensazione. Quando hanno realizzato di essere sotto controllo hanno dovuto pensare a come mettersi in salvo. Oltretutto non conoscevano il complice…

–  il socio aveva un enorme vantaggio…

–  che si poteva contrastare solo... ricordi le parole di Franco “… è più difficile combattere nell’ombra perché smorza i confini. Devi perdere qualcosa, diventar cieco, se vuoi avere una possibilità…”?

–  sì, quelle che ti disse durante la vostra ultima passeggiata…

–  ha anche detto che non sempre la morte è la cosa peggiore…

–  … pensi che questo fosse uno dei motivi per cui ha scelto di morire?

–  … forse per dare la possibilità all’amico di mettersi in salvo… portando con sé l’oggetto…

–  beh, di questo non possiamo essere certi… potrebbero averlo preso…

–  no, è riuscito a scappare, sicuro…

–  come puoi dirlo… hai qualche informazione che mi manca?

–  no, le stesse tue…

–  allora hai più fantasia di me… spiegami.

–  ieri notte è successo quel che sappiamo… ti dice niente, solo una fatalità?

G –  credi che sia collegato con Franco?

A –  sei arrivato in questa città, senza viaggiare in incognito, conversi e in più ti trasferisci dal barista che hanno visto diventare amico di Franco… da qui al pensare che “l’oggetto” e l’amico siano collegati a noi il passo è breve. 

G –  credi che siamo controllati?

A –  non io, l’ha detto Dimitri, c’è da fidarsi, ha intuito…

G –  accidenti, brutta storia…

A –  davvero, una brutta storia in cerca di una buona soluzione… faremo tutto il possibile, giusto?

 d’accordo, cosa consigli di fare?

–  adesso, subito… devi trovare un posto sicuro per Marie…

–  dici sul serio… che sia in pericolo?

–  Gianni, attraverso lei siamo ricattabili…

–  ok, telefono immediatamente…

………...................……

9 - Marie


Gianni disse a Marie delle ipotesi riguardo la presenza del socio, della sottrazione della borsa e dei movimenti attorno alla casa dov’era ospitato, sottolineando l’urgenza di un suo veloce allontanamento. Quasi se lo aspettasse Marie non avanzò dubbi né riserve, prospettando di recarsi da Anne, la sua più cara amica che da tempo desiderava rivedere, in Savoia, al confine tra Francia e Italia. Altresì espresse l’interesse di conoscere Andrea e iniziare quel viaggio nella memoria che aveva prospettato.

Dopo la telefonata, Gianni si prese un’ora per una passeggiata sul lungomare durante la quale si ritrovò spesso a osservare le persone che incontrava, figurandosi che tra loro potesse esserci il socio o i complici che seguivano i suoi spostamenti.

Pensò che se fosse rimasto in Francia con Marie, senza dare corso al tentativo di saperne qualcosa in più sulle circostanze della morte di Franco, forse non sarebbe accaduto nulla e non si sarebbe ritrovato quell’apprensione che ormai si era stabilita nella sua coscienza. Pur se fu Marie, a distanza di un anno dal sogno-visione a suggerirgli l’indagine, c’era un motivo più importante che lo spinse ad agire. Dalla morte del fratello in lei si aggravarono dei disturbi di cui già soffriva e seppur dissimulasse Gianni ne aveva notato la progressione, allarmandosi quando in seguito a esami approfonditi fu individuata la causa nel cuore. Il responso li lasciò interdetti ma ulteriori esami confermarono che l’età biologica del cuore non corrispondeva a quella anagrafica. Avesse avuto ottant’anni sarebbe stato accettabile, non poco oltre i quaranta. Quali fossero le cause era inutile girarci attorno… il cuore di Marie era un motore consumato in un’auto ben tenuta, dove ogni anno contava per due.

Poiché i problemi fisici si intensificavano ogniqualvolta entrava nell’appartamento del fratello ne divenne chiaro il collegamento, chissà a quale livello. Psicosomatico o di altro tipo Gianni dovette proibirle l’accesso, concedendogli solo un paio di minuti in occasione dell’anniversario della morte di Gerard, per una commemorazione.  

Era alla continua ricerca di qualche rimedio per la sua amata, da qualunque direzione potesse provenire e avrebbe dato la vita per aiutarla e proteggerla, come    Franco che nel sogno-visione, riferendosi a loro due disse: lui è il compagno del tuo cuore ed io l’amico della tua anima.

Perché una persona si ritrova ad avere due guardiani del genere? Per un solo motivo, perché ha qualcosa di speciale…

 

Marie parlò con Gianni attraverso internet e allo stesso modo chiamò la sua amica Anne in Savoia, dicendole che sarebbe partita subito per andare a trovarla. Erano ormai tre anni che ne posticipava la visita ma gli ultimi eventi e l’apprensione di Gianni, che nell’occasione della telefonata non riuscì a nascondere, la convinsero di non attendere ulteriormente.

Il cuore che reggeva sempre meno agli sforzi, quello il motivo dei rinvii, mentre il tempo per recuperare le forze aumentava. Prima o poi, nonostante le sue accortezze, Gianni si sarebbe reso conto che le condizioni reali non erano quelle recitate e Marie non avrebbe potuto opporsi al completo naufragio della sua salute, che le avrebbe tolto la preziosa indipendenza rimastale. 

Anne aveva una decina d’anni meno dell’amica e la frequentava ancora prima del suo matrimonio con Franco, sapeva come stavano le cose e non poteva credere alle sue orecchie.

L’iniziale felicità – era la sua sola amica e viceversa – fu presto sostituita dal timore che Marie avesse deciso prima di non poterlo più fare e propose d’essere lei a farle visita, ben sapendo che avrebbe comportato un’altrettanta se non maggiore  difficoltà.

Anne parlava perfettamente l’italiano, appreso dalla madre e l’usava indifferentemente assieme al francese nel rivolgersi a suo figlio Jean, un bimbo di sei anni affetto da una forma autistica, forse collegata o derivata da un difetto genetico, che ne precludeva gli spostamenti, costringendolo a vivere in un ambiente protetto ed evitare i contatti con l’esterno. Così dopo il parto Anne non si mosse più dalla sua villetta, vicina a una clinica specializzata. Il compagno d’indole viaggiatrice non riuscendo a sopportare la clausura riprese la vita di un tempo, trovando un’altra persona ad accompagnarlo. L’adeguato sostegno economico fu il massimo che riuscì a fare per quella che fu la sua famiglia e Jean, da che ebbe coscienza, non vide mai il padre.

Marie si commosse della disponibilità dell’amica, l’avrebbe fatto davvero, affidando  per la prima volta Jean ai genitori, per un paio di giorni. A causa dell’impatto emotivo di una seppure temporanea separazione sul bambino, Marie avrebbe potuto accettarlo solo per un ultimo saluto, ma fortunatamente poteva ancora disporre della propria vita e dopo tanto tempo si sentì stranamente sollevata. Ci voleva proprio, pensò, e nel preparare il minimo bagaglio - aveva la stessa taglia di Anne e come in passato avrebbe usufruito del suo guardaroba - realizzò che erano ormai due anni che anch’essa non lasciava casa, dall’ultimo viaggio in Italia con Gianni quando vendette il suo appartamento ormai inutilizzato.

Stava per chiamare un taxi quando ricordò che di lì a un mese cadeva l’anniversario della morte di Gerard… l’unica occasione nella quale riapriva l’appartamento per il tempo di una breve commemorazione.

A questo punto poteva succedere di tutto… decise di anticipare, fece la combinazione per escludere l’allarme e con un po' di apprensione aprì la porta blindata. Esitò prima di entrare, era sola, se le fosse accaduto qualcosa poteva compromettere tutto e c’erano troppe persone coinvolte. Così il semplice saluto accompagnato dal ricordo più bello del fratello, quando con Franco fecero l’unico viaggio alla mostra d’antiquariato, lo fece lì, sull’uscio in penombra.

Ma questa volta accadde che l’immagine che aveva ben imparato a rievocare si stagliò nella sua mente con una tale definizione che, sbalordita, riaprì gli occhi ritrovandosela ancora davanti… e scorse in quella qualcosa che fino a quel momento non aveva mai notato: la camicia un po' aperta di Gerard lasciava intravedere qualcosa che portava al collo, un semplice spago cui era attaccato un oggetto lungo e stretto. Incredula, le venne istintivamente d’allungare una mano  verso l’immagine ormai in dissolvimento, sfiorandone con un dito gli evanescenti confini.

Avvertì una leggerissima scossa d’energia che si irradiò in tutto il suo corpo, un pizzicore gentile che si concluse sul suo petto, permettendole di trarre un respiro ampio e profondo, come quelli d’un tempo. Sentì di poter entrare e velocemente, senza sceglierlo, prese un libricino dal ripiano dove avevano riposti i pochi, forse a causa delle dimensioni, sopravissuti allo scempio. Uscendo, con gli occhi umidi disse tra sé: … sei sempre con me, Gerard, grazie.

Fatto sta che fuori da lì si sentì meglio, con il cuore che le risparmiò l’usuale sensazione d’incertezza sulla capacità e forza del battito successivo. Non dubitò che quanto stava accadendo seguisse la direzione rivelatale da Franco verso la fine del sogno-visione:

… attendi un anno per cercarmi… quando mi avrai trovato le cose accadranno da sole… riprenderai a vivere e vedrai grandi cose, abbi fiducia

Queste parole non le aveva riferite a Gianni per non alimentare aspettative che poi… ma al termine di quell’anno stimolò nel compagno il desiderio d’indagare. Quel giorno c’era una bella luce nel volto di Marie ed egli avrebbe fatto qualunque cosa per conservarla.  


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10 - La fuga





Molto prima dell’alba del giorno seguente i due amici si ritrovarono in cucina per un caffè e Gianni, nel riportare all’amico il contenuto della telefonata a Marie, riferì dell’interesse manifestato a proposito del “viaggio” propostole da Andrea. Come se avesse pronunciato la parola magica

A - devo assolutamente andare…

G – beh, è ancora troppo presto per il bar… comunque se me lo permetti ti accompagno…

A – non si tratta di aprire il bar… e non puoi accompagnarmi, potrebbe essere pericoloso ma soprattutto non riusciresti a starmi dietro. Ho pochissimo tempo… scrivi qui l’indirizzo, il numero di telefono di Marie e informala della mia visita… 

G - … ma davvero vuoi andare da Marie, in Savoia?

A – sì, devo riuscire ad allontanarmi da qui senza che mi vedano… sono certo che ci controllano anche di notte e tra poco, men che meno domani, non avrò più alcuna possibilità di fregarli…  (mentre parlava riponeva nello zainetto qualche effetto personale, i documenti, un vecchio telefono che non usava da anni e il foglietto col recapito di Marie). Fra un’ora uscirà Ludmila, è sempre la prima… aspetta che entri dai cani così che non ti veda nessuno… dille di andare col suo furgone ai vecchi lavatoi, sarò lì ad aspettarla. Devo correre, solo chi vive qui conosce il sentiero sulla collina, ci vogliono due ore ma devo farcela in un’ora e mezza… nello scrittoio in camera mia c’è la busta che mi dette Franco, aprila e… ciao!

Andrea salutò velocemente Gianni che ancora non aveva realizzato del tutto la situazione, necessitava di tempi lunghi per farlo… tempi da bibliotecario, mentre quelli di Andrea erano tempi d’azione. Lo vide scomparire nel buio fitto e tra il rattristato e lo sconcertato risalì le scale per tornare in camera; con il pensiero di trovarsi ancora in un sogno e che a breve si sarebbe svegliato incespicò sui vecchi gradini in legno massiccio… aveva ragione, sarebbe stato un peso.

Andrea faticò a ritrovare il sentiero ormai incolto e abbandonato, erano anni che non praticava regolarmente l’esercizio fisico e quell’ora e mezzo si riferiva ad allora. Così che quando Ludmila lo vide sbucare dalla boscaglia, dieci minuti oltre il previsto, prese uno spavento tanto era sudato, graffiato e spossato. Ma ancora le forze gli permisero di salire a bordo e sollecitare la partenza immediata,  dicendole solo dove andare. Si accasciò sul sedile per riprendersi e Ludmila non fece alcuna domanda… recuperando con la sua guida sicura e veloce il ritardo, alla fine addirittura anticipando di quei dieci minuti l’arrivo, un’ora dopo.

A – grazie di non avermi chiesto niente… e di guidare meglio di me, sei un fenomeno! A tuo marito Dimitri digli che mi hai aiutato… non dire niente a nessun altro, mi raccomando…

L –  non c’è di ringraziare, tu hai problemi e noi aiutiamo, tu fatto tante volte per noi… dici guido bene?

A – certo, lo ricorderò quando ho bisogno! Sono arrivato, ferma qui… ciao e grazie ancora.

L – ciao e… auguri per problemi!

 

Andrea con un treno arrivò a Genova, ritirò l’auto noleggiata e si fermò a pranzo in un centro commerciale dove acquistò dei capi di vestiario. Poi si mise in contatto con Marie, da poco arrivata a casa di Anne.

A – sono Andrea…

M - Gianni mi ha chiesto di darti del tu… ma l’avrei fatto comunque, come stai?

A – bene, grazie… beh, senza neppure conoscerci ho preso questa decisione e…

M – non occorrono spiegazioni, mi rendo perfettamente conto della gravità della situazione… ti sono grata per l’aiuto che spero di ricambiare. A che ora pensi di poter arrivare?

A – (convenevoli essenziali – pensò - e subito sul punto) – verso le 19, il tempo di prendere una stanza d’albergo e…

M - … la casa di Anne, la mia amica, ha una incantevole dependance nel giardino… e lei cucina benissimo, ha già preparato le pietanze per la cena, per festeggiarmi dopo anni che non ci siamo potute incontrare. L’ho informata dell’ospitalità che hai offerto a Gianni e ci terrebbe tanto ad avere per ospite un suo amico. Potresti farlo tu il caffè… lei e suo figlio sono ghiotti di panna e ne ha una introvabile, da un amico allevatore che la gliela riserva apposta… ci sarai, vero?

A - … non ho l’abito da sera…

M - … noi si mangia in pigiama e pantofole, ce n’è una collezione, qui…


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11 - Amici moldavi




Alle cinque del mattino, come anticipato da Andrea, Ludmila entrò per governare i cani che l’accolsero festosi. Gianni la raggiunse dalla porta interna, le disse dell’incarico e lei senza porre questioni terminò velocemente quanto stava facendo. Dopo una decina di minuti il furgone uscì dalla rimessa ed egli si recò nella stanza dell’amico.

Gianni estrasse il foglio dalla busta, su una faccia c’era un disegno e sull’altra uno scritto.

Guardò per primo il disegno, data la semplicità certamente eseguito da un bambino, di un uccello colorato in giallo che volava sopra una casa, con le ali dispiegate.




Tuttavia un particolare attirava l’attenzione, quasi fosse il punto di fuga di una prospettiva ignota: il capo dell’uccellino, di lato, mostrava un solo occhio chiuso, con un forte – troppo forte – segno scuro per marcare le ciglia serrate.

Le parole possono spiegare in molti modi un’immagine… ma non ci penetrano, rimangono alla superficie perché non conoscono l’animo di quell’immagine, che all’osservatore si mostra ma non si rivela.

Svelare è togliere il velo… e la palpebra dell’uccellino – o dell’uomo -  è metafora perfetta d’ogni velo.

Sorpreso dalla circostanza/coincidenza dell’arrivo del canarino giallo a casa di Andrea, girò il foglio, dove la scrittura frettolosa del breve messaggio trasmetteva un senso d’incertezza.

“Caro amico, sono profondamente afflitto poiché credo che avrai serie difficoltà a causa mia… diverse volte sono stato tentato di andarmene per non tradire la tua fiducia, rinunciando allo scopo della mia vita. Ma non ho potuto farlo perché in quello scopo ci sono persone che le hanno dato un senso e tu, l’ultima, sei la più importante...  se lo scopo sarà raggiunto anche tu avrai una ricompensa che inonderà di senso la tua vita. Vorrei, ma non posso dire di piùIl tuo amico Franco.”

Cosa significava quel messaggio – si chiese Gianni – che pareva anticipare gli eventi futuri, dalla sua morte fino ai critici problemi attuali? E lo scopo, quale che fosse, non aveva intanto accumunato più persone, quasi fossero legate da un destino condiviso? Alla fine la ricompensa che pareva riguardare tutti, per Gianni poteva essere una sola… la salute di Marie, quello il suo solo scopo, nulla gli importava di più.

Ancora non riusciva ad allinearsi al ritmo degli eventi e la decisione improvvisa, l’azione istintiva di Andrea lo aveva disorientato, non aveva mai conosciuto nessuno che agisse in tal modo, senza nessun pensiero tra il dire e il fare, senza dubbi di star facendo la cosa migliore. Il destino, il braccio armato del tempo, ci mette costantemente alla prova e non di rado il peso diviene insopportabile… eppure Franco, adesso Andrea e anche Marie l’hanno guardato negli occhi accettando che plasmasse le loro vite. Come si ripromise di fare a sua volta, commosso e grato di condividerlo con loro.

In sincronia col termine dei suoi pensieri partì l’allarme armonioso della sveglia. Erano ormai le sei e venti, giusto l’ora quando Andrea prendeva l’auto e si recava al bar, cosa che non avrebbe fatto quel giorno e chissà quanti altri ancora… sicuramente avrebbe incaricato il suo aiutante – che apriva l’esercizio - di chiamare un sostituto o trovare qualche altra soluzione.

A Gianni non restava che attendere gli sviluppi della situazione… che dopo un paio d’ore non mancarono di presentarsi, annunciate dal ritorno del furgone che a velocità eccessiva, superata la recinzione rientrò nella rimessa. Da lì in avanti i movimenti nella proprietà non seguirono il consueto svolgimento, gli giungevano le voci di più persone che discutevano, qualcuna con toni decisamente preoccupati. Osservando l’esterno dalla finestra senza esser visto, dopo un po' notò che, quali che fossero i motivi l’agitazione diminuiva, concludendosi con la partenza di un’auto e del furgone. Mentre si chiedeva chi fosse partito e chi rimasto suonarono il campanello…

G – sì, arrivo subito… ah, buongiorno Ludmila e… Dimitri, entrate prego.

D – buongiorno Gianni… Ludmila ha detto di questa mattina e ti dice cosa successo…

L – sì, sono andata a lavatoi, non c’era macchine dietro. Dopo dieci minuti è arrivato Andrea e ho portato alla stazione di treni, no quella vicina, più lontana un’ora di strada. Ho lasciato lui e tornata indietro per altra strada, come chiesto signor Andrea. Quando ho ripreso nostra strada principale… sicura che auto nera aspettava e ha seguito me. Poi venuta vicino e sono impaurita, due uomini dentro macchina potente. Ancora poco chilometri e strada sale, se sorpassa mi blocca… ho aspettato ultimo incrocio e di colpo girato, cambiato strada e scappata. Io conosco strade piccole, di terra… ho corso forte e non mi ha preso… quando arrivata qui ho visto macchina nera dietro che arriva ma poi andata via…

Se aveva ancora dubbi sulla gravità della faccenda, la stretta allo stomaco nell’ascoltare il resoconto di Ludmila glieli tolse del tutto, potendo quasi percepire la paura che la donna provò e l’adrenalina che l’aveva salvata.  

D – dico io adesso. Qui c’è mia famiglia io Natasha tre bambini, Matej più grande 11 anni. C’è mio fratello vecchio, Veaceslav con moglie Liliana e due ragazzi 8 e 13 anni. Anche Ludmila, sorella di Liliana e Alexandru che diventa marito. Adesso c’è pericolo, sicuro che persone, non so quante, vogliono fare qualcosa qui… io dico a te perché Andrea ha problemi e non c’è… tu puoi decidere?

In quel momento Gianni non poteva permettersi iI consueto tempo da bibliotecario poiché Dimitri si attendeva una risposta immediata, un si o un no per decidere cosa fare per la sicurezza dei familiari, collegata a quella di Gianni. Stranamente aveva la mente lucida e nonostante le emozioni – o forse a causa di quelle – i pensieri e le incertezze che lo contraddistinguevano e allungavano talora a dismisura il tempo necessario a prendere una decisione erano sparite, un evento raro.

In quello stato (di grazia) pronunciò un , abbastanza deciso si direbbe, considerata la pacca sulle spalle di Dimitri che lo fece traballare. Cosa implicasse quel sì diversamente dal solito non lo preoccupava…

D – bene! Avevo detto a Ludmila che amico del boss decide, lei non credeva! Qui rimasti solo noi tre, otto partiti con macchine e furgone… c’è due uomini e Alexandru ha uno dei fucili, l’altro resta qui e io so usare bene… tre uomini sono pochi, serve due sempre qui e altri tre che vanno con donne e ragazzi quando guidano fuori. Adesso Ludmila telefona a Maxim e Nicola cugini di Alexandru e dice di venire stare qui per un po'… d’accordo?

G – sì… (leggermente più incerto, ma tant’è… ormai era in ballo), gli do la mia camera, io mi sistemo in salotto.

D – oh… grazie! - a Ludmila non pareva vero che Gianni, uomo riservato e un po' timido tirasse fuori quel carattere e disponibilità! - Tutto va posto allora… basta sorprese, siamo preparati! Quando tornerà boss?

G - … deve incontrare delle persone importanti, penso qualche giorno.

In realtà non ne aveva la più pallida idea… gli avvenimenti si succedevano troppo in fretta per la sua capacità di elaborarli e prevederne di futuri. Le misteriose persone che li controllavano avevano capito subito che Andrea, non recandosi al bar, era riuscito a eluderli e non fosse stata per l’abilità di Ludmila chissà sino a che punto sarebbero arrivati...

Si mise nei panni dei moldavi che si ritrovarono nel mezzo di una questione che non li riguardava – un oggetto conteso  – costringendoli a lottare (quale altra parola?) per la sicurezza delle loro  donne e bambini…

Andrea avrebbe raggiunto Marie e questo lo confortava parecchio, ma dopo?

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12 - Caffè con panna



Alle 19.30 Gianni – con  grande sollievo - seppe dell’arrivo di Andrea e delle discrete condizioni di Marie, la cosa più importante. Quindi riferì all’amico gli eventi accaduti…

G- … ho dovuto decidere, non c’era tempo, Maxim e Nicola sono già nella camera e devo dire che tutta questa gente, contrariamente alla mia indole, stavolta non mi disturba affatto… dimmi sinceramente se sei d’accordo con quello che ho fatto.

A – in tutto, salvo una cosa…

G – (accidenti, pensò Gianni… cosa ho sbagliato?) … sarebbe?

A – non andrai in salotto, non lo permetto a un mio ospite… sistemati nella mia camera, la mia casa è la tua casa, su questo non discuto!

G – meno male, grazie, speriamo per poco…

A – per poco o per sempre… alla fine tutti lasceremo la nostra stanza…

G – un buon momento per la filosofia, eh…

A – l’ho imparata in fretta… dal vivo e senza lezioni! Adesso devo proprio andare… a scegliere le pantofole…

G – le pantofole?

A – già, qui si usa così… si cena in pigiama (quello ce l’ho!) e pantofole… l’ha detto Marie!

G – Bucura-te de masa ta! – (divertito dal sens of humor della compagna e contento di sapere che Andrea era loro ospite).

A - … che è?

G – buon appetito, in moldavo-rumeno…  un po' di reciprocità linguistica, non credi?

A – direi proprio di si, io non l’avevo ancora pensato, bravo…

 

Dopo la necessaria conversazione con l’amico che data l’importanza avvenne subito dopo l’arrivo di Andrea, nello studio e in presenza di Marie a cui l’agire deciso e veloce di Andrea ricordavano quello di Franco, realmente si misero in pantofole (la pulizia della casa era importante per Jean). Tuttavia, considerati i vestiti appena acquistasti da Andrea si derogò sul pigiama.

Altrettanto realmente, la cena preparata da Anne era degna d’un ristorante a più stelle… e ancor di più quanto a qualità degli ingredienti.

Marie e Anne si commossero profondamente al rincontrarsi dopo tutto quel tempo, rimanendo a lungo abbracciate, l’ultima fugace visita risaliva a quando Jean aveva tre anni.

Gli ospiti erano rari a casa di Anne, ciò nonostante il bimbo non si interessò a Marie (che ne fu po' delusa) e preferì starsene per suo conto. In vista della cena Anne informò gli ospiti che Jean (rimasto sempre nella sua stanza) nell’alimentarsi era un po' casual … quando/quanto/come/dove capitava. Disse di non preoccuparsi del bambino, tuttavia pregandoli di non badarci se presentandosi avesse preso qualcosa da qualche piatto, a caso… ovvio che sì, nessun problema per Marie e Andrea.

Tutto andò per il meglio, ognuno riuscì a metter da parte i propri problemi, dedicandosi a una conversazione leggera tra una portata e l’altra.

Andrea – Anne, da addetto ai lavori sinceramente affermo che hai un gran talento gastronomico… tutto era equilibrato, sale e spezie dosate alla perfezione, gli abbinamenti del tutto azzeccati come la presentazione su questa tavola addobbata con rose bianche intrecciate a rametti d’edera… chapeau!

Marie – … condivido pienamente!

Andrea – notando il leggero imbarazzo di Anne per i complimenti, si prese la scena, dopo aver avuto conferma che la panna introvabile c’era davvero, Marie non mentiva mai!    

Tocca a me dire qualcosa… venendo qui ho acquistato dell’ottimo caffè, una miscela speciale per prepararne l’estratto adatto a sostenere il cielo – la panna - come un acrobata il suo partner. Entrambi hanno il loro stile e talento, ma insieme… proprio nella superficie che li separa e dove l’uno compenetra parzialmente l’altro si realizza il fine alchemico della trasmutazione in oro… sbirciò il suo pubblico per capire se procedere o concludere. Ma Marie e Anne, del tutto sorprese, pendevano dalle sue labbra per il finale della storiella. Egli, alzandosi in piedi e ponendo il tovagliolo sul braccio sinistro piegato ad angolo …

Bene, vedo che interessa… sull’aroma e gusto del caffè, come prepararlo e servirlo sono state dette e continueranno a dirsi milioni d’opinioni, invece pochissime riguardano la panna, come cenerentola una servetta sfruttata, buona per tutto a cui far fare mille lavori… sinché anche per lei arriva il momento giusto e…

con la coda dell’occhio – abilità del barista – aveva notato aprirsi la porta (della camera) che annunciava un nuovo avventore, Jean, il quale raggiunto il tavolo andò a sedersi sulla sedia lasciata libera da Andrea, guardandolo come si guarda il mago delle favole.

Con grande difficoltà, grazie all’aiuto di Marie che la distrasse quel tanto… Anne riuscì a trattenere la commozione, perché non era mai accaduto un fatto del genere, addirittura un movimento spontaneo del bambino verso un estraneo!               Andrea, incrociando lo sguardo di Marie ne comprese l’inespressa richiesta: “ti prego per Anne… continua”. Annuì, impegnandosi per tirarla più a lungo possibile…

… e ha l’occasione di andare a una bella festa… come questa, con la mamma e gli  amici e tanti fiori, tante buone cose da mangiare. Ma questa volta la panna non accetterà di venire nascosta dentro i cibi, per donare loro la sua morbidezza sposando gli altri ingredienti… questa volta la panna vuole essere vista perché… ci sarà un principe alla festa, un principe che sta cercando la compagna da sposare. Dopo avere incontrato molte pretendenti è parecchio scoraggiato, teme che non riuscirà a coronare il suo sogno della coppia perfetta. Spesso ci arrivava vicino ma poi mancava sempre qualcosa, per fortuna un giorno trovò un vero amico che lo aiutò, assistendolo durante… il ballo. Posso dirvi cosa successe o… magari ripetere quel ballo fantastico, qui, sopra questo tavolo, in mezzo alle rose… che dici, Jean, ti piacerebbe rivederlo?

mai il bimbo rispose a qualsiasi domanda e ora Andrea, magicamente, ne aveva catturato l’interesse. Anne e Marie trattennero il respiro, incredule di fronte al miracolo. C’era Qualcosa che stava agendo attraverso Andrea, Marie poteva sentirne la forza, come l’aveva sentita durante la commemorazione del fratello, affine ma non la stessa. Adesso le loro quattro individualità come attori durante la recita, pur nella loro continuità venivano governate dall’individualità maggiore della narrazione in atto. Consapevoli o no, tutti loro stavano leggendo il copione e recitando la loro parte… e Jean nella sua doveva dire…

Jean - … sì, voglio vederlo.

Andrea – très bien, alors! Porteremo qui sul tavolo… da ballo, tutto quello che serve per fare incontrare la bianca Panna al caffè, il Principe Nero… Anne (che non riusciva più a contenere le lacrime), puoi andare a scaldare dell’acqua in una pentola e metterci dentro cinque tazze, devono essere belle calde, attenta a non scottarti. Marie, sgombra il tavolo da ballo lasciando solo le splendide rose con l’umile edera. Io preparo il caffè e tu, Jean, se vuoi darci una mano…

Jean annuisce col capo… volutamente Andrea aveva fatto allontanare la mamma perché non avrebbe retto anche l’emozione del coinvolgimento fisico del bimbo, anch’esso mai successo.

… hai il compito di far arrivare sul tavolo da ballo la carrozza (il carrello portavivande con la panna che Marie prenderà dal frigo, assieme a una terrina di vetro e la frusta d’acciaio, fredde anch’esse).

Merci beaucoup…. si comincia! Vado a preparare il Principe Nero e… Anne (nel frattempo ritornata e sbalordita da quanto stava accadendo), dai il via all’orchestra: Tchaikovsky - Waltz of the Flowers… ce l’abbiamo, vero?

Anne  – (costretta a riprendere il controllo di sé) … il valzer dei fiori..? si… si, l’orchestra ha tutte le musiche! Eccola…

https://youtu.be/2cBH8zWVfsg

 

 Gentili lettori, siete tutti invitati…

provate a mettere la musica e continuate a leggere.

 

Andrea – … zum  pa pa zum pa pa zum… solfeggia ritornando al tavolo dove depone ossequioso la caraffa termica piena di caffè bollente… alza le braccia e si profonde in un inchino a Jean che aiutato da Marie arriva sospingendo il carrello… pardon, la carrozza…

Ben arrivata bianca Panna! Très bien… qui sul tavolo da ballo mettiamo il grande divano (la terrina di vetro) dove la faremo accomodare prima di trasformarla, con la bacchetta magica (la frusta d’acciaio) in… una nuvola!

Attendez-moi solo un momento…. per controllare che la mamma abbia ben riscaldato le tazze per tutti gli invitati… (una scusa per informarsi se Jean poteva assaggiare almeno un cucchiaino di caffè… altroché, gli piaceva sin troppo e bisognava limitarlo!)

…pa papapa pa pa  pa papapa pa pa… versa la panna nella terrina, alza la frusta, la fa roteare nell’aria e con un altro inchino la immerge nel liquido…

Adesso con questa bacchetta magica prendo l’aria per vestire bianca Panna che diventerà leggera come una nuvola… Jean, voici la trasformation!

In un paio di minuti d’arte consumata montò la panna, teatralmente chiese al Principe Nero il permesso di versarlo nelle tazze ancora ben calde, regolò lo zucchero secondo i gusti e con le sac à poche adagiò a spirale soffici nuvole di  panna sopra il Principe che le accolse, poi servì con garbo le tazze alle signore.

Prese la tazza per Jean e la coprì capovolgendovi  quella rimasta vuota. Quindi le fece combaciare entrambe alla perfezione, con una presa sicura le sollevò dal tavolo da ballo e le roteò delicatamente tre volte esclamando:

Il  Principe sta ballando con bianca Panna!

poi inaspettatamente con un movimento rapidissimo le capovolse sottosopra… senza far fuoriuscire una goccia di caffè!

Tolse la tazza superiore e apparve una montagnetta striata di un color bruno, sovrastata da un leggerissimo velo di vapore…

Dopo avere ballato il cielo e la terra si sono uniti! Assaggia, Jean…

(il bimbo riempie il cucchiaino portandoselo alla bocca).

Que dites vous… li facciamo sposare?

Jean – C’est très bon… si, li sposiamo…

Andrea – la la la lala la la lalà!

 

Applausi… (dal cuore di Anne e Marie)


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13  Coincidenze





Il vento diminuì d’intensità, si fermò del tutto e cominciarono a cadere i primi fiocchi di neve, piccoli e secchi a causa della bassa temperatura; pensò che era tempo di ritornare per non affaticare troppo il cuore e raffreddandosi sprecare energie preziose.

Era sola, stava passeggiando su un sentiero di montagna, tra alte conifere e spazi aperti e in quel momento vide l’uomo appoggiato alla staccionata che delimitava una porzione del bosco. Sembrava assorto e forse non l’aveva ancora vista, si girò per tornare sui suoi passi quando udì chiamare il suo nome…

M – (avvicinandosi un po' per vederlo meglio)… non mi sembra di conoscerla…

Uomo – ci conoscevamo tempo fa… ho il compito di condurla dalla “signora”.

M – non so chi sia questa “signora” e non mi interessa… devo rincasare in fretta (adesso nevicava forte e riprese a soffiare un vento gelido).

Uomo - … se torna indietro… troverà i suoi giorni finiti…

M – intende dire che morirò?

Uomo – si, le rimane poco tempo… non deve sprecarlo.

M – se il mio destino è segnato… perché consumare quello che mi resta per andare da una sconosciuta… con uno sconosciuto? Almeno a casa potrò salutare i miei cari.

Uomo – per chi va dalla “signora” il tempo si ferma…

M – cioè non lo consumo?

Uomo – giusto, non perde nulla. Ma c’è un altro motivo, quello che è appena successo. 

M – cos’è successo, mi ha chiamata e fatto la proposta…

Uomo – ne è sicura? Io non ho “chiamato”.

M – beh, ero già girata… chi altri?

Uomo - … il vento, l’amico della “signora”.

M – ma che dice, il vento non chiama!

Uomo – non “chiama”… è sicura anche di questo?

M – (nevicava talmente che si faticava a vederci) sono sicura dei fatti, quelli non mentono!

Uomo – giusto, i fatti non mentono… dove si trova?

M – sono qui… e me ne torno indietro, se permette…

Uomo – oh, io conto poco… provi a dirlo al vento…

M – ma insomma! Basta…

 - solo in quel momento realizzò la situazione, si trovava in montagna… ma non ricordava quando e né come ci era giunta, neppure sapeva dove voleva tornare… come non bastasse quell’uomo la inquietava e la nevicata era talmente fitta… come un foglio bianco davanti agli occhi… ma soprattutto desiderava sottrarsi al vento gelido… dev’esserci un motivo, un modo… una soluzione.

Capì di trovarsi in un sogno e come era riuscita altre volte a sfuggire da analoghe circostanze oniriche, rivolgendo l’attenzione sui particolari, cercò un appiglio visivo… l’unico alla portata era il volto dell’uomo, si concentrò per metterlo a fuoco e…

M - …Gerard!! Ma sei tu?

G – si, sono io… se hai deciso di tornare indietro non mi resta che salutarti… 

M – Gerard, stiamo ancora assieme.

G – lo siamo stati per un po', adesso devo andare.

M – e il compito, che dirai alla “signora”?

G - che portarti da lei era il suo compito, il mio è di volerti bene comunque.   

M –  … mi accompagneresti sino a destinazione?

G – … anche a braccetto, come facevamo da bambini, ti va?

Così dicendo si presero sottobraccio e si inoltrarono nel sentiero. Il vento si chetò nuovamente, smise di nevicare, le nuvole si squarciarono e il sole le inondò il viso… non aveva mai provato una tale felicità …

 

Marie si svegliò così, la mattina seguente… col sole caldo e luminoso sul volto ma soprattutto col vivido ricordo del sogno e la sensazione di piena felicità che ancora la permeava. Dalla morte dell’amato gemello altre volte le capitò di sognarlo, erano sogni cupi, intrisi del dolore dell’abbandono… ma questo la confortò tanto che non avrebbe temuto neppure di morire, potendosi affidare a quel sentimento.

Che pensare… la sera prima il miracolo compiuto da Andrea o attraverso di lui, col bimbo che esce dal suo mondo per incontrarlo e giocarci assieme.

Anne le disse di non aver mai provato una gioia simile dalla nascita di Jean. Neppure credeva che potessero esistere persone con la sensibilità di Andrea e ringraziò la vita per il dono di quel tempo felice.

Avendo chiesto ad Andrea di fare colazione assieme quella mattina, Marie si recò in cucina per allestire un vassoio (le bevande le avrebbero preparate nella cucina della dependance)… trovandovi due torte appena sfornate da Anne, con un biglietto: votre petit-déjeuner s'il vous plaît.

Ne tagliò due doppie porzioni da ciascuna e si avviò a incontrare… il destino, tanto era certa non fosse dovuto al caso quanto accadeva, bensì a una volontà… magari la stessa che le permetteva quel po' d’energia in più, quei respiri meno affannosi del solito… forse quella “signora” c’era davvero, seppure in una differente realtà.

 

Andrea pensò che anche sulla dependance Maria non mentì… era davvero incantevole. Pavimenti e soffitti travati in legno chiaro, tende veneziane a piccole alette verde embrun come gli infissi e le porte, muri bianchi alla calce con bella scelta di piccoli dipinti e mensole con altri oggetti collezionati. Una piccola cucina attrezzata di tutto punto con sedute anch’esse in legno; due grandi divani affacciati, tanti cuscini colorati  e solamente in un angolo un tavolo basso con l’immancabile elettronica. Al piano superiore un bagno con la doccia in pietra, una camera doppia e una singola dove Andrea decise di sistemarsi, soprattutto perché dava sul lago.

M - … permesso?

A – buongiorno Marie, ti stavo aspettando… fammene indovinare almeno una… direi frutti di bosco e l’altra…

M – crema di ricotta al limone con pinoli, una specialità di Anne, rielaborazione della pastiera napoletana, queste due fette come vedi sono più grandi... hai dormito bene, qui?

A – un posto davvero bello, tranquillo e delizioso, non ne ricordo uno che possa reggere il confronto, Anne ha un grande senso dell’armonia.

M – sono contenta dell’apprezzamento e riferirò… Anne mi ha pregato di ringraziarti per quello che hai fatto…

A - … quando c’è armonia è più facile combinare qualcosa di buono.

M – non era solo qualcosa… era vivo ed era per tutti…

A - … sì, concordo. Non ho idea di come abbia potuto farlo, ti giuro che come voi ne sono rimasto sorpreso, è venuto, come un vento che spalanca la finestra…

la sola parola, vento, riportò alla mente di Marie l’intero ricordo del suo sogno che si sovrapponeva alla realtà, assieme alle sensazioni, a quel caldo senso di conforto quando col fratello si presero a braccetto… Andrea si accorse della breve assenza di Marie, rammentando quella di Gianni che nell’occasione percepì la cicuta che lui stava visualizzando..   

M - … scusami, mi è ritornato in mente il sogno di stamattina…

A - … c’era il vento..?

M - … sì! Come lo sai?

A – dopo aver pronunciato la parola vento ti sei assentata… non hai sentito che ti ho chiesto se andava tutto bene?

M – davvero? No, non l’ho sentito… quanto mi sono assentata?

A – abbastanza da avere il tempo di prenderti dalle mani la nostra colazione e metterla al sicuro sul tavolo…

M – non me ne sono resa conto… del rischio per la colazione (un po' di humor…). Comunque ti devo dire che altre volte… mi sono accadute cose strane…

A – Gianni mi raccontò della tua visione di Franco il giorno della sua morte. Anche Gianni, in mia presenza, si assentò… quasi dieci minuti.

M – me l’aveva riferito… vuoi che ti racconti il mio sogno?

A – sono qui per questo - sogni a colazione - si possono fare le due cose insieme?

M – Certamente! Scusami tanto…

 

Marie oltre al sogno gli raccontò di quanto le accadde durante la commemorazione del fratello… era solo ieri!

A – prima Franco e adesso Gerard …

M – Franco nella visione mi disse: … attendi un anno per cercarmi… quando mi avrai trovato le cose accadranno da sole… riprenderai a vivere e vedrai grandi cose, abbi fiducia. Non l’ho detto a Gianni per non creare aspettative che poi… sai, il mio cuore non va bene. Dopo quell’anno di attesa davvero stanno accadendo grandi cose a tutti… che mi dici di Gianni?

A – (cercando di dissimulare il dispiacere per la salute di Marie) - eh, si è ritrovato in una situazione imprevista… non avrei immaginato potesse tirar fuori un tale carattere… ci ho parlato qualche ora fa, i cani hanno abbaiato a lungo stanotte… gli uomini si davano il cambio per controllare l’esterno… il tuo cuore può sopportare queste notizie?

M - come sopporta la gioia… quello che viene e quello che se ne va.

A – giusto, ma tu sei stata invitata e dovrai andare da quella “signora”, chi potrebbe essere?

M – non ne ho idea, forse lo saprò in un futuro sogno…

A – Gerard la conosce…

M – si, nel sogno…

A – magari la conosceva anche in vita, fruga nei tuoi ricordi…

M – non ne ho al riguardo, Gerard era molto riservato e non amava parlare delle “sue cose”, come diceva per sottrarsi alle domande. Volevo stare con lui il più possibile ma…

A – capisco, i problemi di salute e gli interessi insoliti lo hanno rinchiuso in casa, il suo rifugio.

M – esattamente, è stato un miracolo, quell’unica volta, portarlo alla mostra d’antiquariato.

A – quindi quella “signora” l’ha conosciuta a casa. 

M – non ricordo frequentazioni e neppure visite occasionali, Gerard a suo modo era un eremita.

A - non l’ha necessariamente conosciuta di persona, forse attraverso qualcun altro…

M – non c’era nessun altro, solo la mia famiglia.

A – appunto, la tua famiglia…

M – mio padre morì che avevo appena 21 anni e a 27 mori mia madre, in un incidente. Tre anni dopo Gerard, a soli trent’anni e a quel modo… pensò che questo era troppo per il suo cuore malandato… ma Andrea, seguendo un’intuizione, le disse:

A - … non temere, se il tempo si è fermato per chi va dalla “signora”, non ti accadrà niente di male durante il “viaggio” nella memoria, procediamo?

M – lo spero… della mia famiglia sono rimasta solo io… non ho figli, né nipoti...

A – hai Jean…

M – è il figlio della mia amica, non siamo imparentati.

A – si, lo so. Ma Jean è più di un figlio, molto di più…

M – cosa vuoi dire?

A – Anne mi ha detto che ieri, quando sei arrivata, Jean non ti ha neppure salutato. Lei ha visto il tuo dispiacere, ma il bimbo è fatto così… era assorto, stava colorando un disegno…

M – mi rammarico di non aver dissimulato a sufficienza con Anne…  

A - … poi ieri sera, prima di venire qui in paradiso (la dependance), mentre tu aiutavi Anne a riordinare, passando davanti alla sua camera Jean mi ha fatto un cenno e sono entrato…

M - eh, un pochino d’invidia la provo…

A – la proverei anch’io, è umano… dicevo che sono entrato e lui, dal letto a due metri di distanza mi ha indicato col dito il suo enorme tavolo da lavoro. Di migliaia di oggetti di ogni forma e tipo non ce n’era uno fuori posto, direi un ordine implacabile.  Anzi, uno c’era… solo momentaneamente, un foglio con un disegno colorato, quello che stava facendo quando sei arrivata. Mi ha detto “prendilo” (da un’occhiata a Marie prima di proseguire)

M – e..?

A - “dallo a Marie”. Eccolo qui, tieni…




M – (anche questo era decisamente troppo… dovette cedere alla commozione, una calda, soffice commozione…)  grazie, non ho parole…

A – Jean ne aveva altre tre da dirmi… “prendilo, dallo a Marie… per la signora”

M - … dimmi che non è vero!

A – anch’io, come te, non so mentire.

Marie osserva il disegno sul foglio… un uccello giallo con le ali aperte, in volo sopra due case… per occhio un sole splendente come quello che mi ha svegliato stamani, pensò…

M – Che bell’uccello giallo, con l’occhio di sole!

A – bello davvero, giallo come un canarino… Gianni ti ha parlato del mio?

M – si, gli è piaciuto tanto…

A – il canarino o il disegno?

M – il canarino che è arrivato da te… e la grande voliera che hai in progetto. Quale disegno?

Andrea racconta le circostanze della busta avuta da Franco e di averla lasciata a Gianni, prima della fuga. Le riportò le parole dello scritto e nel descrivere l’uccello giallo ne disegnò sulla salvietta l’occhio chiuso.

M - … incredibili coincidenze!

A – dici bene… ricordo un aforisma al riguardo:

La coincidenza è la fine del tempo

e non pensavo si potesse interpretare letteralmente, ma per chi va dalla “signora”…

M – il tempo si ferma… detto questo, internamente sentì qualcosa di “diverso”, pensando in prima battuta a un problema fisico cuore-cervello (escludendolo poiché non ne riscontrava i sintomi) e quindi a una reazione forse dovuta all’accavallarsi di troppi eventi, informazioni e sensazioni… qualcosa di paragonabile all’overdose pittorica accadutale al Louvre. Quale fosse il motivo era opportuna una pausa e probabilmente Andrea pensò la stessa cosa… poiché entrambi si alzarono.

M – quando mi sarò riposata ti chiamo, va bene?

A – direi di prenderci un po’ di quella fine del tempo e continuare domani… siamo entrambi ospiti e dobbiamo ricambiare, eh…

M – verissimo, allora ci si vede a pranzo?

A - … la cuoca che dice?

M – la cuoca che dice? La cuoca è felice!

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14 – Anne



Andrea, sprofondato sul comodo divano rivolto all’ampia vetrata aperta sulla verandina, pensò al paradiso, che tale gli pareva il luogo e il momento. Paradiso… c’è una parola più appagante?

Quelli delle religioni, abitati dalle gerarchie celesti e dalle anime degne, erano troppo lontani per la sua indole pratica, concreta… si figurò il big bang, la nascita dell’universo. Ovvio che la Risposta, ammesso fosse corretta l’ipotesi, risiedeva nella natura di quel punto che innescò il divenire. Ma si poteva definire natura qualcosa prima della creazione stessa? Ci si può perdere in innumerevoli congetture filosofiche ma l’esperienza del tempo - passato/presente/futuro - accomuna l’umanità.

L’implacabile scorrere del tempo potrebbe davvero arrestarsi a causa di una vulnerabilità o un’evenienza che lo modifichi?

“ La coincidenza è la fine del tempo” e quelle avvenute annichilivano le interpretazioni statistiche… ma prima che la sua mente si mettesse nuovamente in azione scese una foschia a smorzare la luce e man mano rendere indistinti i contorni del paesaggio e dei suoi oggetti, al pari dei suoi pensieri… c’è un tempo per agire e uno per riposare.

La mattina seguente Andrea incontrò Anne che come lui stava uscendo.

Andrea – buongiorno… d’accordo che sono tuo ospite ma dopo due cene, due colazioni e un pranzo dammi modo di rendermi utile…

Anne – ciao, Marie mi ha sollecitato a uscire… Jean in camera sistema le sue cose (lo fa ogni giorno) e lei legge nel soggiorno.

Andrea – bene, vedrai che quei due si piaceranno sempre di più! Se non sono indiscreto, vai in centro?

Anne – non lo sei, ne approfitto per fare spese e… la panna! Se proprio vuoi renderti utile, guidare non mi entusiasma…

Andrea – se non facevo il barista avrei fatto l’autista!

Anne – salendo nell’auto di Andrea – penso che tu potresti fare qualsiasi cosa…

Andrea – una no… quasi mi vergogno a dirtela, volare, non l’ho mai fatto e non lo farò, l’aria non è il mio elemento.

Anne – davvero? Marie mi ha detto dei canarini.

Andrea – oh, il volo degli uccelli lo adoro talmente che… mi basta e avanza!

Fu piacevole per entrambi trascorrere qualche ora a fare spese e infine rifornirsi di panna e formaggi introvabili. Ormai sulla via del ritorno, in auto, ci fu ancora il tempo per una breve discussione.

Andrea – vorrei stampare una foto che mi ha mandato Gianni.

Anne – posso farla anche a casa… è il disegno del canarino di Franco?

Andrea – ah, sei informata… fino a che punto?

Anne – solo fin qui, il resto dipende da te, se mi dai fiducia.

Andrea – Marie non ti ha messo al corrente dei… nostri problemi?

Anne – so che sono seri… altrimenti la mia amica non sarebbe qui. Non mi pareva il caso di farle domande, senonché stamattina poco prima di uscire mi ha detto di chiedere a te per ogni cosa… ha completa fiducia in te.

Andrea –  farò del mio meglio per meritare la sua e la tua… questa è la situazione: un anno dopo la morte di Franco incontrai Gianni che cercava informazioni e da quel momento delle persone… ci stanno tenendo d’occhio convinte che noi abbiamo un oggetto di Franco, probabilmente datogli da Gerard,  a cui stanno dando la caccia da vent’anni. Non l’abbiamo e neppure sappiamo cosa sia, parrebbe di piccole dimensioni, in quanto nell’appartamento di Gerard hanno letteralmente sventrato tutti i libri e gli oggetti che potevano contenerlo.

Dopo averla informata sugli ultimi avvenimenti si domandava se fosse opportuno che lui e Marie si trasferissero altrove. Come se gli avesse letto il pensiero…

Anne - Jean ha detto di stare con noi…

Andrea – (sorpreso) beh, mi fa piacere come penso anche a Marie… ma, sinceramente, se ci trovassero qui?

Anne - qualcuno ci avviserebbe per tempo…

Andrea – … se non ci riuscisse?

Anne – almeno qui c’è questa possibilità…

Andrea – potreste venire coinvolti, non sembra la cosa più saggia, per te e Jean.

Anne – due giorni fa è accaduto… quello che sappiamo. Il mio bambino, grazie a voi, pare stia uscendo da un guscio… a suo modo è estremamente presente, a un livello diverso dal nostro. Avevo persino smesso di sperarlo… adesso devo assecondarlo o non potrei perdonarmelo, mi comprendi?

Andrea – sì, meglio un rischio che un errore…

Anne – proprio così e poi… Marie, sai davvero come sta?

Andrea – so del cuore…

Anne – stavo per diventare medico, ho interrotto gli studi quando è nato Jean. Non credevo che avrei più rivisto qui Marie… e non lo credeva neppure lei sino al giorno della partenza. Fortuna o un altro miracolo le sue condizioni sono migliorate ma il motore è sempre quello, non sappiamo quanti chilometri potrà ancora fare, senza sforzarlo…

Dietro le tende della finestra del soggiorno, Marie li osservò arrivare, scendere dall’auto e prendere le provviste, contenta della confidenza che mostravano. La distanza, quando cede, diviene presenza. 

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15 – Voi siete con me





Gianni –  Dimitri dice che le auto sono due e forse quattro persone. La mattina lui, Veaceslav  e Alexandru accompagnano i tre ragazzi più grandi a scuola poi vanno al cantiere edile dove lavorano assieme. Io, Maxim, Nicola, Liliana, Ludmila e i due bambini piccoli rimaniamo qui.

Il tuo assistente al bar ha trovato un apprendista in gamba e non ci sono grossi problemi… a parte il tuo caffè con panna, rimpianto dagli affezionati clienti a cui è stato detto di pazientare.

Oggi è il quarto giorno dalla tua fuga, sembra diminuita la sorveglianza della casa ma, purtroppo, aumentata quella sul tuo bar, tuttavia non credo possano aspettarsi che tu ritorni proprio lì. Il tuo assistente ha notato movimenti all’esterno… specie quando sono arrivati due fornitori. Dimitri ha detto che sei assicurato, spero sia vero…

Andrea – sì, lo sono. Come ti dicevo abbiamo deciso, sollecitati da Anne, di rimanere qui. Marie ti ha messo al corrente delle strane cose che accadono, una ragione di più, oltre alla sua salute, per attenderne gli sviluppi. Ho stampato la foto del disegno di Franco e ti ho mandato quello di Jean… che mi dici?

Gianni – che sono sbalordito, che altro… a parte l’ennesima coincidenza, intanto direi che i due disegni rappresentano lo stesso uccello, giusto?

A – credo di sì, in quello di Franco l’occhio è chiuso mentre è aperto e luminoso nel disegno di Jean…

G – già… una sorta di risveglio. Nel primo l’uccello –  il canarino – vola sopra una casa, invece Jean lo raffigura spostarsi da una casa verso un’altra… magari la tua, visto che un canarino c’è arrivato…

A – come ne è arrivato uno… lasciamo lì la cosa, non è tempo.

G – sì certo…  mi stanno chiamando, a dopo.

(Marie entra nella dependance e Andrea le riassume il colloquio con Gianni).

M – beh, visto che oggi è la giornata del canarino ti racconto anche la mia, successa stamattina. Avevo riposto il disegno di Jean all’interno del libretto trovato a casa di mio fratello. L’ho aperto per prenderlo e portarlo qui e - scusa l’emozione - nel toglierlo ho visto uno schizzo a matita nella pagina dov’era collocato. Il ritratto di una signora,  guarda… (viene fatta una foto da mandare a Gianni).

A - la signora, quella del sogno… capelli, lineamenti, abbigliamento… non sembra sia occidentale, forse euroasiatica. Ti sei ricordata chi fosse?

M – questa persona non l’ho mai vista… ma mi è tornata in mente una favola che  raccontava mia madre a me e Gerard da piccoli… riguardava una maga che ci aiutò a venire in questo mondo, aprendo per noi il cancello dell’esistenza (la porte de l'existence). Mi piaceva ascoltarla, parlava di paesi distanti e mondi sconosciuti, animali, piante... e magie, naturalmente. Un giorno sentii mio padre – Patrick – dire a mia madre di smettere di raccontarla perché Gerard sperava in una magia che potesse guarirlo…

A – la signora ritratta potrebbe essere lei, frutto di fantasia oppure conosciuta… che facevano i tuoi?

M – mio padre era impiegato in banca sino alla morte del nonno che gli lasciò, unico figlio, un buon patrimonio così che con l’esperienza maturata lo investi finanziariamente e non ebbe più necessità di lavorare. Aveva cinquant’anni e proprio allora conobbe mia madre (Claude di 36 anni) con la quale girò il mondo. 

Poiché non venivano figli, per dieci anni continuarono a viaggiare, fino a quando  incredibilmente, a 45 anni rimase incinta. Mia madre non si mosse più dalla nostra casa per dedicarsi ai figli, soprattutto a Gerard che ebbe problemi sin dalla nascita. Mio padre invece continuò ad alternare lunghi viaggi e brevi soste a casa, non il massimo per dei figli in crescita. Per ricambiare la sua mancanza di interesse per la famiglia, a mia volta non gli chiesi mai più nulla sui suoi viaggi, irritandomi nel vedere invece mio fratello attenderlo per ascoltarne i resoconti. Pur volendo un gran bene a mio fratello, non accettai che per interposta persona mi aggiornasse sulla vita del nomade (il soprannome che diedi a mio padre).

Col senno di poi… rimpiango di non aver ammorbidito la mia posizione e quando  mio padre smise di viaggiare, stabilendosi definitivamente a casa, ormai il danno – e la distanza – erano incolmabili.

A – capisco… tornando al disegno, chi l’ha fatto?

M – credo mia madre che amava disegnare, anche se lo stile è un po' diverso.

A – è plausibile che l’abbia incontrata in uno dei loro viaggi. Gerard certamente conosceva la storia del disegno, custodendo il libretto. A proposito, posso dargli un’occhiata? (Marie dopo avergli mostrato il ritratto e scattato la foto lo stava tenendo chiuso tra le mani, un inconscio atteggiamento protettivo. Andrea poteva quasi percepire il filo del ricordo emergere da quelle pagine alla ricerca dell’altro, quello appartenente a Marie, da lei reciso e ora richiamato in vita dai meandri delle memorie negate. Non fu Marie a trovare il libro ma viceversa…)

M – sì, tieni…

A – (con delicatezza lo prese, lesse il titolo e lo sfogliò, senza soffermarsi,  quel tanto che gli permise di scorgere delle brevi note a matita … preziose memorie, ponti tra il passato e il presente). Direi che ti sei ricordata della signora però senza il disegno di Jean non sarebbe accaduto. Il bambino sta interagendo con le nostre vite, con i nostri destini, sei d’accordo?

M – sì, anch’io pensavo se non fosse stato meglio allontanarci da qui visto quello che succede… quando sei uscito con Anne stavo leggendo in soggiorno e poco prima che tornaste Jean mi è venuto vicino, senza guardarmi direttamente ha mosso una mano dicendo: voi siete con me. Poteva dire state, ho pensato che c’è differenza tra la parola siete state…   

A – quando Anne mi ha detto “qualcuno ci avviserebbe per tempo…” ho pensato che si riferisse a persone che controllano il territorio, poliziotti… stranamente non mi è venuto di chiederle chi fosse.

M – … stranamente quel “siete con me” ha dissolto la mia preoccupazione…

A – già, questo indica che quanto sta accadendo è collegato, un unico disegno…

M – come i due disegni dei canarini… rappresentano un unico soggetto.

A – i bimbi, e Jean è parecchio speciale in questo, sono più nel cielo che in terra… dove colgono cose al di là del tempo. 

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16 – Come le rive di un lago




Marie, dopo la discussione mattutina con Andrea, passeggiò un po' nel giardino, contenta di non provare l’usuale senso d’oppressione in tutte le attività che richiedessero anche solo un minimo sforzo. Impegnò la mente a sottrarsi a ogni congettura al riguardo, rigettando l’aspettativa sulla durata di quello che per altri è il normale stato del corpo in equilibrio, ponendo tutta l’attenzione sulla percezione dei sensi. Gli odori dell’ambiente umido del lago, i richiami degli uccelli e soprattutto la luce solare che intensificandosi faceva risplendere le gocce di rugiada come piccole, perfette gemme, una magia che faceva apparire tutto nuovo, al prezzo di dimenticare se stessi e i propri problemi.

Al punto di provare la sensazione di non essere davvero lì, che tutto fosse un sogno da cui si sarebbe svegliata, aprendo i “veri” occhi sulla “vera” realtà.

Si sedette sulla comoda panca di legno rivolta al lago - sotto la pergola chiusa da tre lati per fermare il vento - dove lo sguardo poteva spaziare in lontananza. Pensò che la realtà, come le rive di un lago, fosse su quella opposta alla sua, tanto vicina quanto irraggiungibile senza disporre di un’imbarcazione. Certo, ci sono quelli che fidandosi delle proprie forze attraversano lo specchio d’acqua a nuoto. Molti rinunciano, altri periscono e per quelli che riescono c’è la fatica del ritorno, nel caso volessero o potessero.

Ma, come per tutte le decisioni umane, non si tenta l’impresa così, d’improvviso… deve accadere “qualcosa che chiama o comanda” a cui rispondere, ammesso vi sia  il libero arbitrio di deciderlo.

In quello stato di rilassamento percepì qualcosa di diverso, come se la nota di fondo che caratterizza ogni persona nel suo caso si fosse alzata di tono, quasi una sorta d’adrenalina fosse entrata in circolo per preparare il corpo a qualche evenienza pericolosa.

Davvero una strana condizione, la mente quasi sospesa e il fisico allertato di suo conto, in attesa… d’incontrare la signora che l’attendeva, forse all’origine di quella sorta di timore corporeo.

Il disegno di Jean, come il biglietto del cinema, era stato “consegnato”, la maschera aveva aperto le porte dall’altra parte dell’esistenza e ormai non aveva più dubbi che l’avrebbe incontrata in quella differente realtà, nell’opposta riva a cui il sonno conduce. Intuiva che “quello” era il punto di svolta che inconsciamente aspettava e che poi tutto sarebbe cambiato... “vedrai grandi cose, abbi fiducia”, le disse Franco.

Prese dalla borsa di tessuto il libretto di Gerard e lo aprì sull’ultima pagina dove c’era il disegno della signora… adesso poteva lasciarsi andare, piangere tutte le lacrime che si portava dentro, lasciare scorrere i ricordi come un fiume uscito dagli argini. Suo padre, sua madre e poi Gerard, Franco… e però Gianni, Anne, Jean e Andrea, quell’uomo arrivato dal nulla, la colla che altruisticamente stava rimettendo insieme i pezzi delle loro fragili vite.

Anche Marie aveva scorto le note scritte sulle pagine e, come chi conservi il cibo senza abusarne, se ne cibava poco alla volta. Presagiva che l’appuntamento con la signora era vicino.

 


 

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