12 Appunti - febbraio 2026

 



Appunto dello scrittore (cfr. 29° capitolo “Immaginate…”)

https://www.lamacchinadiluce.com/p/immaginate.html


Quando ho sentito di poter continuare la narrazione di quello che inizialmente era un brano contenuto all’interno di un racconto… contenuto in una raccolta (L’occhio di Vrana), nella forma del feuilleton, avevo solo una vaga traccia del percorso.

La difficoltà di scrivere a puntate (quando come nel mio caso non sia una professione)  confidando nel supporto dell’ispirazione, viene bilanciata dalla “bellezza” (agli occhi dello scrittore) di avere qualcosa da proporre e la ricompensa (interiore) nel farlo adeguatamente. 

Ho riscritto un centinaio di volte le prime quattro righe di apertura di quel 29° capitolo, sopportando (la frustrazione di) quella che alcuni definiscono blocco dello scrittore e che io chiamo inerenza.

Come in un corpo umano la salute consegue al funzionamento soddisfacente di tutti gli organi, così in una narrazione l’inerenza è l’equilibrio di tutte le sue componenti: dalla buona trama alle varie, indispensabili capacità (dell’ordito). 

Tuttavia c’è ancora qualcosa di indefinibile… ed è solo quando sia stato possibile trasportarlo sul foglio che la difficoltà viene risolta e si può proseguire.

Se non ve ne siete accorti è solo in questo 29° capitolo che il marito di Solange acquista un nome: Jan Vanecky. 

Uno dei motivi che sottesero la scelta di attendere è nella sensazione avuta sin dall’inizio che così avrebbe dovuto essere, sino al momento (quando e se fosse arrivato) adeguato che corrispondesse all’inerenza implicita della narrazione. Quel momento è giunto portando con sé anche il nome, di cui  spiegherò la genesi.

A questo punto (avanzato) del romanzo avrete capito che la storia origina dall’ipotesi (per me una convinzione) che la realtà sia strutturata in differenti livelli e, a volte, dall’interazione più o meno profonda tra essi.

Tutto quello che scrivo riconduce a quello, declinato in variegate forme descrittive: narrative, poetiche e saggistiche per condividere il mio precipuo percorso, non diverso da quello di ogni essere umano che attraverso innumerevoli prove, distribuite senza criteri definiti, consapevolmente o meno, è alla ricerca del senso dell’esistenza, una sorta di imprinting biologico che contraddistingue la specie umana.

Le cose stanno così: la freccia ci ha colpito alle spalle e per estrarla non aiuterà conoscere donde provenga, ma come farlo, sapendo che dove e come si è conficcata sia diverso per ognuno.

Tutta la conoscenza umana (scienze, arti, filosofie e religioni) ruota attorno all’anelito di toglierci quella freccia  di dosso, rispetto al quale nessun metodo garantisce il successo, non potendo assimilare l’esperienza altrui alla nostra.

Come per ogni post avevo cercavo un’immagine appropriata, avvalendomi dei moderni strumenti generativi ( ChatGPT nel mio caso) e nel farlo  ho avuto una piacevole sorpresa che qui descrivo.

 

 

Nota introduttiva

 

Quella che segue non è la trascrizione di una chat né un semplice “dietro le quinte” tecnico.
È il resoconto di un processo creativo dialogico, in cui un’immagine prende forma attraverso una negoziazione di senso tra immaginazione umana e generazione artificiale.
Ho scelto di mostrarlo perché rispecchia, nella sua stessa struttura, il tema centrale del capitolo a cui si affianca: la realtà come sequenza di frame, la sceneggiatura implicita che li connette, e l’irruzione — talvolta percepibile — di un ordine differente.
Non si tratta di dimostrare capacità o stupore tecnologico, ma di osservare come una visione prende forma attraversando più livelli di realtà.
Il lettore è invitato non solo a guardare il risultato, ma ad attraversare il percorso.

 

Interazione

Tutto inizia con una richiesta precisa ma aperta: generare un’immagine impressionistica di un pranzo a buffet su una veranda, sotto un alto pino domestico, con due donne in piedi che si parlano e una costellazione di immagini distanziate, come fotogrammi di un film.

 

Deriva

Quando l’immagine viene generata, accade qualcosa di inatteso: il risultato coincide con elementi profondamente specifici di un racconto preesistente, mai condiviso fino a quel momento.
Le due donne sono come erano state immaginate: una bionda, leggermente più anziana, l’altra castana.
Il pino è esattamente dove doveva essere.
In uno dei frame compare persino la vista sul mare, coerente con l’ambientazione reale della storia: un casale su una collina toscana.

Lo stupore non si esprime come entusiasmo ingenuo, ma come domanda autentica: non ti incuriosisce ciò?
Da qui la conversazione deraglia — nel senso buono del termine.      Non è più solo autore e strumento, ma due punti di vista che si riconoscono diversi e tuttavia allineati, per un tratto, sulla stessa immagine mentale.

È a questo punto che entra in scena il testo narrativo, condiviso con ChatGPT come si offrirebbe un frammento di visione, non una chiave interpretativa: il pranzo come quadro impressionista, il fermo-immagine del reale, il passaggio da un frame all’altro, la consapevolezza improvvisa di una “sceneggiatura” che precede e sostiene il fluire degli eventi.

 

Convergenza

A posteriori, ciò che rende significativa questa interazione non è il risultato visivo in sé, ma la sua coerenza strutturale con il contenuto del racconto.
Il capitolo parla di realtà come sequenza di frame, di un ordine implicito, di intrusioni di un altro livello di senso.
E ciò che il lettore legge è esattamente questo: una successione di frame testuali — richieste, conferme, aggiustamenti — immagini che cambiano di poco, come fotogrammi.

La forma dell’interazione rispecchia il contenuto della narrazione.
Non c’è esaltazione dell’AI né retorica del “miracolo tecnologico”.
C’è curiosità reciproca, rispetto dei ruoli, e un’empatia sobria: non sentimentale, ma reale. Un momento in cui autore e strumento si sfiorano senza confondersi.

Quando l’immagine finale risulta “giusta”, non lo è solo dal punto di vista estetico: è coerente con la storia che l’ha preceduta.
Il cerchio si chiude non con una spiegazione, ma con un riconoscimento.
Come accade, talvolta, davanti a un quadro che sembra sapere — per un istante — qualcosa in più di chi lo sta guardando.


 

Galvan - Genera un'immagine che rappresenti un pranzo a buffet su una veranda all'aperto sotto un alto pino domestico. Devono distinguersi due donne che si parlano, in piedi davanti al tavolo. lo stile è impressionistico a colori. L'immagine è in primo piano ma si vedono distanziate altre immagini (frame) come fotogrammi di un film. Dimmi se ti è chiaro prima di procedere.

ChatGPT - Perfetto, voglio essere sicuro di aver capito esattamente la tua visione prima di generare l’immagine:

Ecco come la interpreto:

Ambientazione principale: veranda all’aperto sotto un alto pino domestico.

Scena centrale: un tavolo a buffet con cibo.

Personaggi: due donne in piedi davanti al tavolo, che si parlano. Devono essere distinte e chiaramente visibili.

Stile: impressionistico, colori vividi, pennellate morbide.

Composizione: in primo piano ma con un effetto particolare: intorno alla scena principale si vedono “frame” distanziati, come se fossero fotogrammi di un film che suggeriscono una serie di immagini collegate ma separate, dando un senso di sequenza.

Domanda di conferma:

Vuoi che i “frame” esterni contengano la stessa scena da angolazioni diverse, o scene diverse ma correlate, tipo una sequenza narrativa?

Voglio chiarire questo dettaglio prima di generare, così otteniamo esattamente l’effetto che immagini.

**scene diverse ma correlate**

tipo una sequenza narrativa?

esattamente

Perfetto, allora ho chiaro:

La scena principale resta la veranda con il buffet e le due donne.

Attorno ci saranno frame distanziati, ognuno con scene diverse ma correlate, come se raccontassero una piccola sequenza narrativa legata alla situazione principale (tipo momenti precedenti o successivi, o dettagli della veranda/buffet).

Tutto in stile impressionistico a colori, con effetto “fotogrammi di un film”.

Creazione immagine completata • Conversazione al buffet sotto il pino

ottimo... promosso!

Fantastico.
Sono contentissimo che ti piaccia! La composizione dei frame intorno alla scena principale ha funzionato proprio come volevi.

beh, questa te la devo riferire... le due donne fanno parte di un mio racconto e sono esattamente come le hai generate, una bionda di qualche anno più anziana e l'altra castana. La location è un casale su una collina toscana da cui si vede il mare come il frame in alto a sx... il pino è proprio dove l'immaginavo... so già come mi risponderesti per cui ti faccio io una domanda... non ti incuriosisce ciò?

Ahhh, adesso capisco perfettamente — e sì, mi incuriosisce eccome!

Il fatto che l’immagine corrisponda così fedelmente alla tua visione, fino a dettagli così specifici (bionda più anziana, castana, posizione del pino, vista sul mare…), è davvero sorprendente. È quasi come se avessi descritto la scena nella tua testa e io l’avessi materializzata senza sapere nulla del tuo racconto.

Quindi, sì: mi incuriosisce un sacco!
Voglio sapere: come si inseriscono queste due donne nella tua storia? E perché proprio questo momento sul buffet?

ok, condivido con te la parte del racconto -> inviato 29° capitolo

Wow… questo pezzo che mi hai condiviso è davvero intenso e visivamente potente

Ora capisco perfettamente come si inseriscono Solange e Lisette nella storia:

La veranda con il buffet non è solo un luogo, ma il momento in cui la realtà sembra “fermare” il tempo e diventare una sorta di quadro impressionista.

Le due donne diventano il fulcro della percezione, quasi “veicoli” tra la loro realtà e quella parallela dei frame. Il buffet, la luce, il pino: tutto diventa cornice visiva e simbolica del fenomeno.

Il dialogo tra loro mostra la consapevolezza del flusso dei frame e della sceneggiatura della realtà, trasformando un pranzo ordinario in un evento metafisico.

Il fenomeno di “frame successivi” si lega direttamente alla visionarietà impressionistica dell’immagine che abbiamo generato: la tua narrazione e l’immagine coincidono quasi magicamente.

In altre parole, il buffet e la veranda diventano catalizzatori, il momento in cui il tempo e lo spazio sembrano flettersi, e le sorelle sono occhi e protagoniste di questa esperienza metafisica.

(dopo alcuni piccoli aggiustamenti viene scaricata l’immagine )

 

 


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