valigia di carta
C’era una frontiera invisibile dentro ciascuno di noi.
Il doganiere interiore era sempre lì: serissimo, uniforme stirata, penna in mano.
Controllava i bagagli della coscienza.
“Questa rabbia? Troppo ingombrante, non passa. Questa tristezza? Tasse non pagate. Questa gioia? Pericolosamente esuberante, rimanga dov’è.”
Un giorno arrivò il contrabbandiere–poeta.
Portava con sé solo una valigia di carta.
Il doganiere, sospettoso, la aprì: dentro c’erano metafore, doppi sensi, battute, storie ridicole.
“E queste che roba sarebbero?” chiese.
Il poeta disse: “Finzioni, signore. Solo finzioni.”
Il doganiere accennò un sorriso... una piccola distrazione, sufficiente a lasciar passare tutto ciò che la valigia ascondeva nei doppi fondi: paura travestita da ironia, nostalgia camuffata da parabola, desiderio in abito da allegoria - e qualche poesia, di tanto in tanto.
(Un piccolo sorriso può far passare più di quanto crediamo)
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