coincidenze - (tu credi che si possa?)



Tu credi che si possa

lèvato da quest’acque 
pulito dalle schiume,
nuotar nell’altro fiume 
là dove non si nacque?

Aneli nel tuo agire
quell’inattesa mossa,
che pur nel buio fondo 
si mova come lume?

Non c’è andar e venire,
è questo il solo mondo.


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Molte persone provano strane sensazioni riguardo se stesse, il mondo e la relazione con esso, riassumibili in: forse le cose non sono come par che siano.

Il logico passo successivo, quello di approfondire la questione, tuttavia è cosa affatto semplice.
Di solito si rimane impigliati in qualche ostacolo, di cui il più comune è immaginare o far propria l’altrui idea/convincimento di come le cose siano, in quanto abbiamo una predisposizione a farci acchiappare e trovata una risposta vi aderiamo.

Comportamento che in parte deriva dal bisogno di sicurezza d’antica memoria, quello d’avere un terreno solido sotto i piedi… e un riparo per la notte.
Non parlerò di alcuno di questi “terreni”, ce ne son così tanti che non saprei quali scegliere e altri lo fan davvero bene, ma tutti (o quasi) hanno una prerogativa, di portarvi lontano da quella strana sensazione… facendovela dimenticare o riporre ben in fondo nella vostra memoria, che qualcosa si è raggiunto ed è scemata la spinta.

Almeno sino alla prossima occasione, quando una coincidenza, un ricordo, un dejà vu, un cantar la stessa canzone con un'altra persona nel medesimo momento, pensar lo stesso pensiero, far lo stesso gesto, sentir casualmente la risposta a una questione che vi sta arrovellando, scoprir un’affinità, aver un sogno particolare… la solleverà nuovamente alla superficie della coscienza.

Ma ormai conosciamo questo tipo di effimere farfalle che durano lo spazio di un volo e non incidono quasi per nulla nell’economia della (sovente dura) vita quotidiana.

Non è semplice anche perché è pressoché impossibile impadronirsene, son come piccoli semi (qual di senape) che sfuggono alle maglie della nostra struttura di pensiero.
Eventi a sé, senza causa apparente... come un flash illuminano per un istante la scena e poi non son più, non c’è tecnica o metodo per replicarli.

Se fate una ricerca troverete numerose spiegazioni e quando una di queste (anche la mia, quando la fornirò) vi convinca o s’adatti alla vostra visione ecco che quando imprevedibilmente riaccadranno apparirà un pensiero che suggerirà in quale categoria collocarli… e poi chiudere la porta di quel contenitore.

Credo che nessuno sappia davvero come stanno le cose, e potrebbe essere che questi avvenimenti minimi che qui richiamo, rispetto ai grandi temi e problemi dell’umanità, non siano poi del tutto trascurabili.
Quelli son montagne sulla nostra strada e questi minimi ben poca cosa… come lo è la punta dell’iceberg… ma il grosso sta sott’acqua…

Appunto l’acqua, l’acqua del passato e del futuro riunite in un unico fiume che scorre sino a noi e da noi verso…

Questo fiume è il luogo della nostra vita, che deposita i suoi avvenimenti nella memoria (le schiume) man mano accompagnandoci all’uscita che tanto ci fa discutere e interrogare.

La poesia all’inizio sottende un altro fiume, un altro luogo, quello frequentato dal ricordo dove non agisce il pensiero-pilota dell’io.
Potremo chiamarlo un ricordo senza passato.

Un fiume e un ricordo ben strani, un po’ come la materia visibile e quella oscura, croce e delizia di fisici e astronomi.
Questi piccoli imprendibili avvenimenti che pare non nascono dalle nostre memorie, poiché spesso coinvolgono persone, luoghi e circostanze anche del tutto nuove, se proprio abbiamo d’accostarli vien meglio a quella materia oscura più che all’altra, ben conosciuta e codificata in schemi di pensiero che s’appoggiano alla conoscenza fin qui prodotta dall’uomo.

Naturalmente son tutte definizioni, con tutti i loro limiti, tuttavia son anche definizioni poetiche, ispirate pur se in piccola parte, e in quel sentire, se raccolto, potrebbero liberare qualcosa.

Questo è l’unico mondo che conosciamo, il qui e ora.
Il fiume in cui scorre la nostra vita e l’altro, in cui forse scorre una vita diversa (ma son parole) devono esser qui o non sono affatto.
Pur se tutto diviene, tutto è qui presente… ma non chiedetemi di dimostrarlo filosoficamente, se qualcuno l’ha fatta una tal cosa spetta a lui il compito. E se non l’ha fatta, o quel qualcuno non c’è… stranamente siam ancora qui…

… qui dove tra tanti fatti ci accadono quelli citati, piccole bizzarrie… perché?

Ritorniamo all’esistenza vista come un gioco (non ripeterò ogni volta… anche e soprattutto un terribile e crudele gioco… mi son rassegnato e lo accetto), c’è un gioco che non dà alcuna possibilità al giocatore?
Almeno una chances… almeno un contentino?

Quelle coincidenze, bizzarrie… dicono qualcosa? Non vien forse la sensazione di trovarsi in una specie di gioco quando accadono?

A proposito, avete qualcosa contro i giochi?
Vorreste un discorrer sempre e solo serio, argomentato?
Del tipo: quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare?

O che non son giochi di bimbi quelli più belli?


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