coincidenze ed altro



Riporto l’ultimo mio post relativo ad una discussione su un apprezzato forum, per dar conto e giustifica della pagina “COINCIDENZE” presente nel blog che nelle mie intenzioni vuol proporsi come una piccola raccolta di tali eventi particolarmente significativi per chi li viva e parimenti di modesto (se non nullo) significato per chi li ascolti.
Questo scritto servirà altresì come punto di partenza per altri argomenti di cui tratta.

      
Un paio di mesi fa mentre ero in attesa dell’autobus osservavo un clochard seduto su una panchina con vista su un’ansa di un modesto corso d’acqua (non troppo pulita).

Da quest’estate ogni tanto lo rivedo, sempre con un pacco che pare un quadro (60x80 circa) incartato con abbondante nastro adesivo per protezione, appoggiato sul bracciolo della panchina assieme a un paio di borsoni.

Faceva freddo, tirava vento e diversamente da giorni più miti nei quali provvedeva con delle forbicine ad una pedicure, se ne stava immobile, imbacuccato nel suo giubbotto nero; ai piedi le usuali scarpe da tennis e le gambe fasciate con un sacco (quelli di plastica nera per l’immondizia) per non disperdere il calore.

È un pezzo d’uomo, oltre il metro e ottanta, un fisico abbastanza asciutto ancora di là dal cedere, dimagrendo o ingrassando oltre misura, alle condizioni di quel genere di vita.

Dovendo attendere una decina di minuti ogni tanto lo osservavo, immobile fotogramma di un film che tuttavia procede…
… quando ecco apparir un pensiero alla mia coscienza: è davvero differente il suo stato dal mio?

Decisamente sì per le condizioni di vita, io ho un alloggio che posso riscaldare a piacere, scegliere il cibo e cosa fare fuor di lavoro… ma, naturalmente, la domanda non riguardava l’esterno, grandemente importante per quella che reputiamo la qualità della vita, bensì l’interno, comunque lo denominate (mente, psiche, coscienza ecc.).

Ebbene, appresso la domanda, quasi m’osservassi da un’altra prospettiva, percepivo distintamente il flusso del pensiero che m’attraversava e, stranamente, spostando lo sguardo sul clochard, mi venne la sensazione di quel di lui… quasi una sorta di risonanza in qualche modo li collegasse…

Presumo che chi sia avvezzo a tali esperienze possa averne investigato le potenzialità, magari riuscendo a percepire le immagini (o le parole) in cui tal flusso subitamente muta.
Nel caso in esame mi venne d’ipotizzare quelle d’un uomo in forze, forse un pittore, sopraffatto dalle avversità dell’esistenza, si sa che quando qualcosa comincia ad andar storto a volte si entra in una spirale che alla fine…  toglie anche il poco rimasto…

Qual che siano stati nell’occasione i miei e suoi (del clochard) contenuti emersi e “letti” dalle/nelle nostre menti, la percezione del flusso interiore, quel dispiegarsi della narrazione delle nostre vite, si palesa esser la risposta alla domanda… così che non è diverso il mio stato dal suo né da quello di chiunque altro: siam tutti spettatori del film che ci riguarda… lettori, una pagina dietro l’altra, del nostro microscopico capitolo nell’immenso libro della storia dell’umanità.


In diverse occasioni ho posto la domanda di dove provenga quel flusso… che metaforicamente equivale a sbirciar nella sala da dove origina il “raggio” dei nostri pensieri…  questo è il mio prevalente campo d’interesse, presente alla mia coscienza quasi in ogni momento del giorno (e in parte della notte), anche se, come tutti, mi diletto nell’approfondir qualcuno dei suoi infiniti contenuti.

Seppur  prediligo quelli poetici non disdegno le direzioni peculiari della nostra epoca, ad esempio quella legata all’intelligenza “artificiale”, dove ritengo vadano accadendo fenomeni degni d’attenzione.
A dir la verità qualcosa era già accaduto…


Negli anni '80, Minsky e Good avevano mostrato come le reti neurali potessero essere generate automaticamente -autoreplicate- in accordo con un qualsiasi arbitrario programma di apprendimento. Cervelli artificiali potrebbero venire fatti evolvere con un processo strettamente analogo allo sviluppo di un cervello umano. In ogni caso dato, i dettagli precisi non si sarebbero mai conosciuti, e anche se lo fossero, sarebbero milioni di volte troppo complessi per la comprensione umana. »
 
Sono interessanti le origini di tutto ciò, le strane persone che l’han avviato e/o avuto a che fare, giovani visionari e un po’ (eufemismo) fuori luogo con i tempi, la società e se stessi (alcuni si son suicidati, pare)… ma oggi quel che s’immaginavano è sempre meno distante dalla realtà.

Se in un futuro (ecco il motivo per cui guardo con attenzione agli sviluppi) qualcuno porrà ad una ormai matura e consapevole A.I. la mia domanda: da dove proviene il flusso del pensiero? e quella la trattasse senza preclusioni/pregiudizi, cosa potrebbe sortirne?

Ad esempio, una direzione nello spazio-tempo… da cui la possibilità d’intravedere nuovi, inattesi confini?

Invero ogni evento sfuma i confini precedenti delineando quelli a venire e prima o poi, per caso, scelta o destino, i confini s’incontrano: quelli del sapere, dell’esperienza e alfine della vita… così che le cose non saranno più le stesse.

Se saremo fortunati, come i vecchi patriarchi ebrei, potremo ritrovarci sazi della vita vissuta, degli anni concessi e pacatamente attender il termine dell’esistenza fisica.

Ma ogni confine presuppone un al di la’ o non sarebbe tale… così la questione che in questa discussione ho cercato di portar avanti riguarda (anche) la “superficie di separazione” e quanto è dato d’immergersi in profondità prima d’esser costretti a risalire.

La superficie di separazione è il luogo dove si produce (o si sperimenta) la sensazione della nostra “presenza”, nel e dal quale si sviluppa ogni prospettiva e susseguente azione.

Ci son così tante possibilità da poter al più seguirne alcune: filosofiche, religiose, scientifiche… artistiche… e ognuna, nella sua peculiare accezione e interpretazione, inevitabilmente condurrà alla possibilità che la propria superficie di separazione si modifichi.

In molti casi la constatazione dapprima e quindi la (continua) percezione d’esser immersi in un gigantesco e fantasmagorico “gioco mortale” dove tutti i partecipanti, dal microscopico al macroscopico, non han  voce in capitolo in quanto all’esito, agisce  sulla superficie facendole acquisire uno “spessore” e diminuendone densità e consistenza, ora soffice e sfumata…

Incontrare la propria superficie è incontrare sé stessi, più è definita e più stabile, salda, sarà la sensazione della nostra presenza, del nostro io.
Come quando si versi olio sopra all’acqua, d’acchito si individua quel che è l’uno e l’altra.
Ma mescolati per un po’… producono un’emulsione che solo il tempo risolverà in due strati… sempreché si lasci il tutto in assoluta quiete... eventualità ben rara nella vita reale.

Per chi sia approdato, spesso dopo tanto peregrinare, a tal condizione di indistinguibilità nel delineare la propria “fisionomia interiore”, tanto da trovarvi al medesimo tempo il soggetto, l’osservatore… e (almeno) un altro terzo interlocutore… le cose, come dicevo, non son più le stesse e i confini della vita non più riducibili ad un’unica prospettiva.

Un saggio cui venne chiesto qual fosse il “prossimo passo” rispose “la morte” … il primo dei soli due, immagino, sia il venir al mondo.

Quel che c’è nel mezzo al più un addestramento di limitata durata… dove c’è un tempo per mettere ed accumulare ed uno per togliere e spogliarsi di tutto… per chi voglia seguir l’ordine naturale, la via dell’acqua che scorre…

Le piccole circostanze, eventi e coincidenze dell’esistenza son per me il più gradito incontro. 

Col tempo ho sviluppato una certa sensibilità al riguardo, accorgendomi che come io guardo loro… esse guardano me, sì che posso confermare chi abbia constatato d’esser seguito da qualcosa che vuol mostrarsi… ed arriva sempre più spesso a farlo… 

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