Segnali di abbandono & affioramenti *12 appunti - settembre 2026
Ci sono coincidenze che,
prese una per una, non significano assolutamente nulla. Poi capita che,
mettendole una accanto all’altra, comincino a raccontare una storia.
Qualche giorno fa ho
risposto con una mia vecchia poesia all’ultimo post (segnali di abbandono) sul blog “pagine ingiallite”, a mio avviso tra i migliori per equilibrio e
profondità di contenuti.
Niente spiegazioni, niente
commenti: soltanto la poesia. Mi è sembrato il modo migliore per rispondere a
quello che aveva scritto sulla scrittura, sul senso di stare in rete, sui
lettori che forse ci sono e forse no, sulla possibilità che un giorno si possa
semplicemente smettere e che nessuno, là fuori, se ne accorga.
Poi mi sono messo a
guardare indietro.
Il suo blog è nato nel
2013. Il primo post era una recensione de Le
stelle fredde di Guido Piovene, preceduta da una poesia di Nazim Hikmet, Foglie morte.
Anche il mio blog vide la
luce nel 2013 e tra i miei primi post c'era proprio quella poesia che gli ho
mandato adesso.
Niente di straordinario: nel
2013 saranno nati migliaia, forse milioni di blog. Non ci conoscevamo allora né
ci conosciamo oggi e non avevamo previsto di incontrarci tredici anni dopo. Eppure,
rileggendo oggi quei testi, qualche filo mi è sembrato di intravederlo.
Lui cominciava parlando
delle foglie che cadono e di quella strana sofferenza che può provocare proprio
quando la vita, quel giorno, sembra venirci incontro: quando abbiamo ricevuto
una buona notizia, quando il cuore non fa male, quando crediamo persino che la
persona che amiamo ci ami.
Io, nella mia poesia,
parlavo dei tigli in fiore, del profumo che da bambino arrivava al cuore senza
incontrare ostacoli e di quello che la vita, crescendo, finisce per corrompere.
Foglie che cadono. Fiori
che profumano. Infanzia. Tempo che passa. Qualcosa che si perde e qualcosa che,
nonostante tutto, rimane.
Non avrei potuto
immaginare che tredici anni dopo avrei ritrovato il libro di Piovene attraverso
il blog di un'altra persona: le stelle
fredde è un romanzo nel quale il passato non è semplicemente qualcosa che è
finito: ritorna attraverso i luoghi, gli oggetti, i ricordi, le persone morte,
le cose che sembravano dimenticate. Quasi che il tempo, invece di cancellare
definitivamente, si limitasse a nascondere.
La mia poesia termina con:
Tutto ci abbandonerà
ma i nostri errori
resteranno con noi.
Questi versi messi accanto
alle sue odierne riflessioni sulla scrittura e sull'eventualità che un giorno
nessuno senta più la nostra mancanza, assumono un significato diverso.
Lui cita Andrea Emo:
scriviamo una lunga lettera ad ignoti, a lettori sconosciuti o futuri, senza
sapere chi ci leggerà, quando e se mai lo farà. A volte qualcuno arriva dopo anni, quando ormai avevamo
dimenticato persino di aver scritto quella cosa.
Un vecchio post riemerge,
una frase trova qualcuno, una poesia che avevamo lasciato in rete come si
lascia una bottiglia nel mare arriva, chissà come, a un altro naufrago.
Nel nostro caso sono
passati tredici anni da quando due persone, senza conoscersi, hanno aperto
ciascuna il proprio piccolo spazio in rete. Tredici anni di parole, letture,
tentativi, errori, entusiasmi e probabilmente anche momenti nei quali ci siamo
chiesti che senso avesse continuare.
Non so se tutto questo
abbia un significato, le coincidenze non hanno necessariamente bisogno di
spiegazioni e, soprattutto, non hanno bisogno di diventare misteriose per
essere belle.
Mi piace però pensare che,
almeno qualche volta, quella lunga lettera ad ignoti di cui parlava Emo possa
trovare un destinatario.
Magari dopo tredici anni,
senza che chi l'ha scritta se ne sia mai accorto.

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