Il colore nascosto della lavanda - capitolo 2


Capitolo 2 – Marie e Jean

 

Marie viveva con la madre Claude, il fratello Patrick e la zia Catherine in una modesta casa a ridosso dei campi di lavanda, coltivata per estrarne la preziosa essenza nonché peressere venduta come fiore reciso, anche se questa attività produceva un magro reddito stagionale legato al turismo.

Il padre, senza entrare in poco edificanti particolari, si allontanò da casa già pochi anni dopo la sua nascita: successe che la moglie lo scoprì e non gli dette un'altra possibilità, ritenendo conclusa la loro vita assieme accettò le difficoltà della mancanza di un padre per i ragazzi piuttosto che rassegnarsi a ricorrenti menzogne.

L'uomo quasi subito si disinteressò dell'educazione dei figli; si parlava di lui solo in occasione del sussidio tenuto a corrispondere per legge, sempre oggetto di discussioni e prolungati ritardi.

La loro buona sorte fu di lavorare per una delle famiglie più ricche del paese - e per altri versi altrettanto sfortunate - che possedeva la loro abitazione, i campi che la circondavano e altri possedimenti nelle colline circostanti.

Il giardino della grande casa dei proprietari confinava con la loro, separata da un viottolo che conduceva alle colture di lavanda, le cui diverse colorazioni stagionali erano uno dei pochi spettacoli disponibili in quei luoghi un po' fuori mano.

Gli arbusti spogliati in estate del loro prezioso carico di fiori ricacciavano nuovi germogli verde-grigio, occasionalmente ricoperti in inverno dalla neve. In primavera le piante si rivestivano di argentee foglioline aghiformi, preludio dei nuovi steli colorati sempre più di viola man mano che la spiga si sviluppava. Finalmente con la bella stagione ecco aprirsi il fiore lilla, sfrangiato come piccole dita a spargere nell'aria l'inconfondibile profumo, secco e balsamico.

Qui si parla dell'originale piantina di lavanda, meno produttiva dell'altra selezione più grande e fiorita: il lavandino, ordinata nella crescita e decisa nel colore ma soprattutto capace di produrre il doppio di essenza, ragione per la quale viene sempre più coltivato.

Ad esso manca quel senso di vulnerabilità della piccola lavanda, tuttavia apparente, perché pur schiacciata al suolo dal Mistral, il forte vento di quei luoghi, si rialza determinata a far fiorire ogni singolo capolino; compito che riuscirebbe a portare a compimento se non fosse recisa per estrarne la preziosa essenza.

Del perché i proprietari di quelle tenute non si siano ancora convertiti, nei terreni adiacenti la loro casa, al più redditizio lavandino si è discusso tra le genti del luogo: la spiegazione accettata è che il delicato colore della lavanda allevia la pena delle loro disgrazie.

Tutti conoscono la storia della proprietaria, una signora già avanti con gli anni che terminò la propria vita dando alla luce l'ultimo figlio di tre, Jean, venuto al mondo per restarsene in parte separato, non sopportando qualcosa nel suo corpo le normali attività quotidiane. Il padre in breve tempo si rese conto dell'impossibilità del bimbo di vivere nei climi caldi di quella terra d'oltremare, dove aveva avviato una attività commerciale assieme agli altri figli e alla fine trovò in Anne, di cui ebbe sempre completa fiducia, la persona adatta cui affidarlo, prima di trasferirsi per sempre.

Sarebbe lungo spiegare le ragioni del suo comportamento, criticato da molti. Costoro però, non conoscendo a fondo la sua vita non possono valutarne le attenuanti: altri figli da far crescere, passate situazioni tra lui (Marcel) e la moglie, l'età avanzata e forse un altro rapporto affettivo che prese forma, del quale Jean fu tenuto all'oscuro, ritenendone pericoloso l'impatto date le sue delicate condizioni.

I fratelli si stabilirono assieme al padre in quei luoghi stranieri, facendosi col tempo una loro famiglia e mettendo al mondo dei figli; visitarono Jean solo un paio di volte, mantenendo in seguito scarni contatti attraverso vuote lettere d'auguri e formali telefonate.

 

Dicevamo di come la madre e la zia materna di Marie traessero gran parte del loro sostentamento dal lavorare per quella famiglia, per la coltivazione della lavanda e la conduzione della casa, mentre altre entrate provenivano da ogni sorta di lavori saltuari che accettavano senza riserve da chiunque. Venuto a mancare il contributo paterno si accrebbero le difficoltà, fortunatamente superate con l'arrivo di Anne che oltre a mantenerle a servizio offrì loro con continuità nuove opportunità di guadagno, mai delle donazioni che la fiera signora Claude avrebbe sicuramente rifiutato.

Patrick, il primogenito, con la maggiore età divenne marinaio: sarà stato quell'unico viaggio in Corsica fatto quando la famiglia era ancora unita, con la piccola Marie da poco capace di camminare, o quel colore del mare associato ad una delle ultime felicità familiari a determinarne l'inconscio desiderio di allontanarsi, forse per rinnovarne il ricordo; fatto sta che se ne andò presto da casa.

 

Ogni piccolo cambiamento poteva peggiorare lo stato di salute di Jean, forse questo fu uno dei motivi che hanno fatto rimanere immutati nel tempo quei luoghi; quale che sia la verità quello è un posto particolare, con degli enormi platani secolari davanti e dietro la casa, autentici monumenti. Qui è cominciata l'amicizia tra Marie e Jean; parleremo un po' di come trascorrevano il loro tempo.

Dalle finestre del grande salone Jean poteva vedere la piccola corte della casa di Marie, il luogo dove la bambina trascorreva parte del tempo libero, giocando di rado con i pochi coetanei della zona, quando non era lei che si spostava per raggiungerli.

Jean fin da piccolo comprese quanto la sua vita sarebbe stata differente da quella delle altre persone che vedeva rincorrersi all'aperto. Là fuori ci sarebbe andato solo per poco tempo al giorno, sempre controllato e assistito da Anne. L'esterno più lontano conosciuto era un edificio bianco a centinaia di chilometri dal suo paese, dove periodicamente veniva ospitato per controlli ed eventuali trattamenti medici.

Le splendide montagne che lo circondavano gli risultavano indifferenti nella loro grandezza, apprezzava solo l'orizzonte limitato dalle dolci colline dei suoi luoghi e si sentiva a suo agio soprattutto con le persone che frequentavano la sua casa. Marie entrò ben presto nella vita di Jean, più grande di quattro anni.

La ricordava da piccola, quando portata dalla madre attendeva che finissero le pulizie periodiche della casa, incredulo della sua grande vitalità e meravigliandosi ogni volta di quell'erompere in pianti e strilli che, diversamente da quanto riteneva Anne, non lo affliggevano né disturbavano, anzi in qualche modo lo rinvigorivano. Era grato a Marie per essere com'era, sana e un po' selvaggia, con quella potenza nella voce capace di incrinare la tranquillità dell'ordinato salone.

 

Col passare degli anni alla bambina fu permesso di camminare liberamente nelle ampie stanzeed ella cominciò a ricordare di essere Marie, l'amica di Jean: poteva venire e fare quel che voleva in quella casa - salvo in certi giorni nel mese, cosa che la faceva indispettire - mai redarguita una sola volta da quella donna, Anne, la vera "famiglia" dell'amico.

Claude, la madre della bambina, aveva ben presente la situazione e sapeva frenarla o lasciarla libera a seconda delle occasioni; talvolta il compito di sorvegliarla e nel caso riportarla all'ordine veniva affidato al fratello Patrick. Al crescere di Marie diminuiva il tempo che trascorreva con Jean, ma mai le due madri, la vera e quella acquisita, dovettero intervenire per controllarne la reciproca dipendenza.

Tutto andò sempre per il meglio perché Jean non avrebbe mai compromesso la continuazione della loro amicizia. Per lei divenne normale passare un po' del suo tempo con l'amico sfortunato che non poteva nemmeno liberarsi della maestra (Anne), avendola in casa! 

Marie aveva sette anni quando Jean le chiese per la prima volta cosa avrebbe voluto fare in futuro: «Ti piacerebbe andare via da qui quando sarai grande? Magari in una grande città, a Parigi o vicino al mare?» - «Nemmeno per sogno! Io resterò sempre qui e continuerò a fare i mazzi di lavanda l'estate e anche ti verrò sempre a trovare per giocare qui nel salone» - rispondeva prontamente. - «Ma da grande potresti fare delle cose più interessanti, potresti studiare e diventare chennesò un dottore! Oppure una assistente d'aereo, così gireresti il mondo!» - insisteva - «Chennesò! Io sto bene qui dove c'è la lavanda!» - replicava, senza verso di smuoverla. Poi ripresero a giocare, specie giochi di costruzioni e di pazienza, dote di cui Jean era ben dotato.

 

Quando la lavanda fioriva Marie aiutava la sua famiglia, due o tre volte alla settimana, a raccoglierne alcune ceste per essere venduta a mazzetti in alcuni piccoli negozi del centro.

Col passare degli anni vi sarebbe stato sempre più lavandino in vendita: come al mercato la gente cerca la mela più grossa e rossa così accade per le diverse varietà di questa pianta; sia chiaro, tutti sono riconoscenti al lavandino che ha permesso di non soccombere alla scarsa redditività della piccola lavanda. Tuttavia, parlando di un fiore acquistato per conservarlo essiccato, il colore che si mantiene più distinto e chiaro nella lavanda è in misura maggiore capace di richiamarne l'originale bellezza.

Non di rado ci si soffermerà a sfregarne qualche capolino tra le dita annusandone il profumo. Sarà sempre una questione personale, ma la purezza dell'essenza di lavanda è certamente più apprezzata.

 

Jean ben presto aveva dovuto imparare ad accettare la propria condizione, quando non vi riusciva il suo stato si aggravava e produceva una sofferenza più grande che solo l'intervento di Anne riusciva a calmare. Una delle cose che più lo affliggevano era osservare la sua amica e le altre persone raccogliere i fiori al mattino e desiderare di stare con loro, sapendo di non poterlo fare se non per poco. Quel poco lo provò alcune volte ma lo sconforto di doversene allontanare troppo presto gli procurava una pena maggiore.

Aveva dieci anni quando Anne trovò un modo per risolvere in parte la situazione: si accordò con un’associazione che aiutava bambini disabili a cui avrebbe inviato un certo quantitativo di mazzi di lavanda al solo prezzo della spedizione, affinché ulteriormente suddivisi ne traessero un profitto dalla vendita. L'associazione contava due sedi poco distanti e giustamente si convenne di rifornirle entrambe.

Da allora due volte al mese, per i due della fioritura, Claude e Catherine raccoglievano la lavanda che veniva trasportata con dei cesti da Patrick sino al salone, dove erano posti dei tavoli per poterla distendere. Una volta ordinata - mansione di cui si era appropriata Marie - veniva collocata in due grandi scatoloni di cartone, chiusi e trasportati nella vettura di Anne per la spedizione.

Il compito di Jean era di registrare le quantità inviate ma soprattutto di attaccare ai contenitori delle etichette colorate, dipinte da lui stesso, diverse una dall'altra e con scritto l'indirizzo.

 

Una volta che Patrick propose di farle stampare gli fu fatta leggere una lettera del responsabile dell'associazione che raccontava di come i ragazzi di una delle due sedi le apprezzassero così tanto da averne iniziato la collezione, tanto che non una fu andata persa. La stessa cosa si ripeté nell'altra sede, così da aver generato una sorta di gara; nel ringraziare per quell'ulteriore lavoro non dovuto il direttore si diceva disposto a qualunque sacrificio purché non finisse.

Di questo non dovette temere in quanto Jean, letta la lettera, si sentì ancor più motivato e il pensiero che altri, per differenti versi sfortunati, lo apprezzassero così tanto lo spinse a fare sempre meglio. Sapendo della competizione fece in modo che entrambe le sedi ricevessero alternativamente una etichetta particolare, sì da farle sentire privilegiate nell’occasione. Di quelle etichette cominciò a diffondersi la voce e in seguito, quando divennero decine, vi fu addirittura il tentativo di un gallerista di acquisire l'intera collezione, ovviamente senza successo.

Questo nuovo lavoro permetteva a Jean una relazione con tutti e ad ognuno di ricavarne qualcosa: la famiglia di Marie di svolgere un'attività  a domicilio, alla bambina di stare più a lungo con l'amico ricevendo anche un piccolo compenso, per l'associazione e i suoi ospiti abbiamo già detto.

Rimane Anne per la quale il successo dell'iniziativa valeva più di tutto. Dissimulò la fatica per l'impegno profuso nella nuova attività che si aggiunse all'amministrazione della tenuta e alla conduzione della casa, nonché al suo compito principale, l'assistenza a Jean; col risultato di poter disporre di ben poco tempo libero. Sovente l'aiuto richiesto a Claude e Catherine era tale che apparivano un unico nucleo, dove le donne facevano il possibile per proteggere la propria famiglia o quella acquisita.

 

C'era un'altra cosa che Jean faceva molto discretamente, senza darlo a vedere: osservava Marie, come si muoveva, respirava, parlava o separava le spighe. Fu naturale che pian piano si affezionò, come accade ai giovani della sua età; ma quelli che come lui conoscono i propri limiti non si concedono di fantasticare sul futuro. Per lui quel lavoro assieme alle persone amiche, tra i mazzi e il profumo della lavanda, era già una forma d'amore esaudito e non avrebbe desiderato di più.

In quelle occasioni rimase affascinato di come il sole, entrando dai grandi finestroni aperti e illuminando i fiori violetti, producesse variazioni continue di tonalità.                                            Oltre ad intuire, senza conoscerne la formulazione scientifica, le leggi che regolano i fenomeni luminosi, si accorse che c'era qualcos'altro...

Diversamente da un novello Goethe non si applicò allo studio e conoscenza di tali fenomeni, ma li fece propri con la sola osservazione come è dato agli artisti, iniziando a trasportarli sui suoi fogli con una sensibilità che è concessa a chi d'altro è privato. Quando vide che riusciva a trasferire una piccola parte del mistero della luce nei suoi lavori ad acquerello e tempera, pian piano si dedicò al mistero della vita e Marie divenne l'unico soggetto umano delle sue opere.

 


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