Raffigurazioni

raffigurazione

[raf-fi-gu-ra-zió-ne]
s.f. (pl. -ni)
1 Azione e risultato del raffigurare
‖ Rappresentazione figurativa: la r. di Mosè nell'interpretazione di Michelangelo
2 estens. Rappresentazione simbolica di una realtà astratta: la r. della cupidigia nella lupa dantesca


PREMESSA

Le informazioni, riflessioni e ogni genere di contributi che troverete in questa pagina non seguono necessariamente un filo conduttore. 
D’altronde, considerata l’ampiezza dell’argomento (arte) anche volendo seguire un percorso, una prospettiva, ben presto compariranno  biforcazioni su biforcazioni, come le radici di un albero (o la sua chioma).

La scelta di seguirne alcune a scapito d’altre dipende dalla formazione di ciascuno di noi. 
Personalmente riguardo l’arte prediligo approfondire per suggestioni, un po’ saltando da una radice all’altra… alla ricerca dell’acqua, dove tutte le radici son dirette... o della luce, che tutti i rami carichi di foglie  anelano.

   
RICCIOTTO CANUDO

… il 15 dicembre dello stesso anno (1922) il C. fondò la Gazette des sept arts, che svolse subito una rilevante funzione culturale: in essa apparvero, fino alla vigilia della sua morte, gli scritti che formano L'estetica della settima arte ed Esempi. 

Questi, insieme a Il manifesto delle sette arti, presumibilmente del 1911 sulla scorta di un accenno, peraltro vago, di J. Epstein, e il già citato Elena, Faust e noi del 1920 sono i testi esemplari in cui si precisa la teoria estetica della cinematografia sostenuta dal C.: il suo maggior titolo di raccomandazione alla nostra attenzione consiste nell'avere scoperto le possibilità del nuovo mezzo d'espressione e nell'averne preveduto gli sviluppi con grande intuito e sensibilità.

Il C. fu apprezzato dagli studiosi francesi prima e più che dagli italiani almeno fino alla paziente opera di indagine di M. Verdone che curò la prima edizione italiana (Roma 1966) de L'officina delle immagini; occupa nella storia dell'estetica del cinema un posto di pioniere da cui non si può più prescindere.

Egli parte dal presupposto che le due arti fondamentali sono la musica e l'architettura, che hanno generato, direttamente o indirettamente, le due arti secondarie che da essa derivano: la musica ha generato la poesia e la danza, l'architettura ha generato la pittura e la scultura; questo "circolo in movimento" si conclude nella settima arte, la cinematografia, che è fusione delle sei arti precedenti e loro culmine, serie di quadri in movimento, arte plastica che si sviluppa secondo le norme dell'arte retinica.

Il cinema è nato per essere la rappresentazione totale dell'anima e del corpo, "un racconto visivo fatto con immagini, dipinto a pennellate di luce", e, se il teatro altro non è che un'espressione "individuale", esso sarà un'espressione "visuale e collettiva", per cui cesserà di essere la copia di quello, che a sua volta è la copia della vita.



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